INPS, CONTINUA L’IMPEGNO DELLA USB VERSO LE AREE A/B MALGRADO LA MAGGIORANZA DEI LAVORATORI DI QUELLE AREE

Comunicato n. 62/18

Nazionale -

Siamo abituati ad affrontare sempre le questioni di petto, senza ipocrisie e senza troppa diplomazia. Potremmo limitarci ad elencare quanto in questi anni abbiamo fatto per le lavoratrici e i lavoratori delle Aree A e B, a cominciare dall’ingresso nei ruoli dell’INPS degli ex custodi degli stabili per proseguire con le selezioni interne ed i riconoscimenti economici per cercare di limitare le differenze retributive con l’Area C. Percorsi in cui siamo stati costretti a mediare con sindacati che se ne sono sempre infischiati dei lavoratori delle prime aree.

Eppure, soltanto in minima parte voi lavoratrici e lavoratori delle Aree A e B siete iscritti alla USB e non di rado chi si è mobilitato maggiormente sul problema del mansionismo è collocato in Area C e lo ha fatto per solidarietà e non certo per proprio tornaconto. Diciamocelo con franchezza, ha vinto la rassegnazione. La maggior parte di voi si è convinta che lottare è inutile, che è più facile e remunerativo affidarsi ad un legale, aderire ad un ricorso, seguendo chi con astuzia e pelo sullo stomaco propone quello che voi volete sentirvi proporre.

Ecco allora il ricorso per bloccare il concorso pubblico a 967 posti di consulente della protezione sociale, cercando di far valere vecchie graduatorie interne a C1 che, secondo il parere dello studio legale della USB, parere a suo tempo divulgato a tutti, non possono essere più utilizzate. Si arriva a chiedere soldi per un ricorso al Presidente della Repubblica e chi ci guadagna di sicuro è lo studio legale che appronta i ricorsi e il sindacato che li gestisce. D’altra parte il leader di quel sindacato lo conosciamo molto bene nel Lazio, perché era il segretario regionale di uno dei sindacati che oggi definisce “firmaioli” e in nome di quel sindacato chiedeva il contributo del 10% a chi ricorreva per il riconoscimento delle mansioni superiori.

Ma non basta. E’ il caso di dire che buon sangue non mente, perché quella stessa organizzazione sindacale dalla quale è fuoriuscito il novello “Don Quijote” improvvisamente si accorge delle ingiustizie patite dai colleghi delle Aree A e B e promette di risolvere il problema all’Aran, con il passaggio di tutti gli attuali A in B e dei B in C. Meraviglioso!!! Certamente non sfuggirà all’esperto sindacalista firmatario della proposta che tale eventualità è contro l’attuale normativa di legge e che l’operazione avrebbe un costo contrattuale non indifferente. Magari quando si promette una cosa sarebbe di buon gusto indicare i percorsi concreti per ottenerla ed i costi di quello che si va cianciando. E poi perché quell’organizzazione sindacale non ha voluto affrontare i problemi dell’inquadramento dei lavoratori delle Aree A e B a dicembre 2017, quando si discuteva il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, dopo otto anni di blocco, e c’era la possibilità di trovare una soluzione concreta, senza ulteriori rinvii, come ha chiesto insistentemente la USB arrivando a non firmare quel contratto?

Bene, direte voi, ma almeno quelli fanno chi una proposta, anche se sgangherata, chi un tentativo, anche se disperato ma redditizio per qualcuno. La USB che dice?  Perché sta ferma? Ha rinunciato ad organizzare le Aree A e B? Non si vuole più interessare del mansionismo, che, in campagna elettorale RSU, ha definito vero e proprio sfruttamento dei lavoratori?

Nel caso la pensaste così sbagliereste, perché non abbiamo mai smesso d’impegnarci per ottenere il superamento del mansionismo, solo che il nostro impegno continua ad essere serio, senza tentazioni populiste. La strada maestra l’abbiamo indicata all’Aran, al momento del rinnovo del CCNL, ed è l’Area Unica Amministrativa, che non ha costi contrattuali e non fa sentire nessuno inferiore agli altri. L’unica soluzione resta quella: un’unica area in cui riunire tutto il personale amministrativo delle attuali Aree A-B-C, mantenendo in prima battuta ognuno il proprio livello retributivo ma all’interno di un’unica area. Così sarebbe più facile assicurare ai lavoratori del profilo amministrativo una crescita professionale ed economica attraverso le selezioni interne all’Area Unica Amministrativa, superando i vincoli di legge che oggi impediscono altre operazioni.

Peccato che la Commissione paritetica sui sistemi di classificazione professionale, che i firmatari del CCNL hanno voluto con insistenza, rinunciando ad affrontare il problema al momento della discussione del contratto, non si stia riunendo mentre nel frattempo il tempo scorre e il contratto è quasi in scadenza. Non possiamo arrivare al prossimo rinnovo contrattuale in queste condizioni. A settembre ricominceremo la mobilitazione per ottenere il superamento del mansionismo, facendo contemporaneamente pressioni sul presidente Boeri perché sblocchi le selezioni interne per i passaggi da un’area all’altra. Noi abbiamo idee chiare e proposte concrete. Chi vorrà sostenerci è il benvenuto, altrimenti continueremo a batterci per i diritti dei lavoratori A e B indipendentemente dalla maggioranza di quei lavoratori che, ad oggi, va dietro a pifferai magici e venditori di fumo.

 

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