LA STORIA È UNA SEVERA MAESTRA

Il comunicato è stato scritto dalla struttura USB di Lodi su mandato unanime dell’assemblea dei lavoratori della sede

 
“Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”

(SHAKESPEARE, AMLETO)

Lodi -

E’ già la seconda volta consecutiva che alla sede di Lodi, durante un’assemblea partecipata, come sempre, dalla quasi totalità dei lavoratori presenti, comprese le Agenzie di Codogno e Sant’Angelo, si risolve il problema dell'apertura degli sportelli al pubblico, grazie alla disponibilità “zelante” di alcuni colleghi con Posizione Organizzativa (volgarmente i capi). Non era mai successo prima a Lodi. Gli sportelli durante le assemblee sono sempre stati chiusi,  vista la grandissima partecipazione, capi compresi, che è peculiarità ed orgoglio della nostra sede.  Ciò sta creando un precedente inaccettabile, sia dal punto di vista etico, che sindacale. La chiusura degli sportelli, ha il valore di rendere visibile all'esterno, alla cittadinanza e ai mass media locali, i motivi della protesta e del disagio di noi lavoratori, ma anche di rompere l'isolamento con il  mondo dei lavoratori privati. Questo è parte fondamentale del risultato auspicato dall'azione sindacale. 

E' questo il nuovo corso iniziato dalla nuova direzione? Il vento dell'est...(Veneto) Bisognerebbe davvero ricordare il vecchio poeta, per cercare di capire quel che succede  tra la direzione di sede e i capi: niente è quel che sembra, ma tutto è più complicato.

Assemblea: diritto dovere di partecipazione per tutti i lavoratori. Ma se non si partecipa, comunque, sarebbe opportuno argomentare perché: non partecipare equivale a un atto di rilevanza pubblica. Non si è d’accordo sul tema dell’assemblea? Lo si dica. Ma addirittura, i capi che sostituiscono i colleghi agli sportelli, contro il loro stesso interesse, come se a loro il contratto bloccato da anni non li riguardasse, accettando un demansionamento delle proprie funzioni...

Non significa solo non aderire all'iniziativa, significa adoperarsi attivamente contro i contenuti dell’assemblea e contro i colleghi in lotta per obbiettivi comuni.

In  tempi ormai lontani sarebbero stati definiti “crumiri”.

Forse che si temono (francamente improbabili) rappresaglie della gerarchia? Sarebbe un motivo in più per partecipare e far presente il problema.

Dunque: ognuno è libero di far quel che vuole con le assemblee, dal punto di vista contrattuale e politico (di politica sindacale), ma correttezza dei rapporti tra colleghi vorrebbe che un simile gesto di “separazione” e di distacco trovasse una motivazione discussa con gli altri.

Perché la separazione, la rottura della comunicazione tra lavoratori (di questo si tratta), è la base dell’inevitabile sconfitta di tutti i lavoratori, compresi quelli che sdegnosamente, opportunisticamente o semplicemente per una miope interpretazione della (eventuale) divergenza di opinione, rifiutano di confrontarsi con gli altri. Nell’ultima assemblea si discuteva dell'ennesimo blocco del contratto fermo al 2009.  C’è qualche lavoratore a cui il tema non interessa?

C’è qualche capo che ritiene che è giusto penalizzare ancora i dipendenti pubblici e lasciare i grandi dirigenti ministeriali con centinaia di migliaia di euro di stipendio?

La stessa direttrice della sede è indifferente al problema?

E inoltre, perché  colleghi esponenti di alcuni sindacati non sono venuti in assemblea? La differenza di valutazione e appartenenza porta alla divisione radicale, al punto di non parlarsi nemmeno? Noi diciamo che l’unica vera appartenenza, che come lavoratori dovremmo sentire forte, è quella di vivere la stessa condizione... Siamo, quasi tutti, abbastanza avanti con gli anni per ricordarci di quel che avvenne alla Fiat nel 1980: i quadri, piuttosto che partecipare alle assemblee, preferirono marciare contro impiegati e operai.

Certo, quel che succede all’Inps non è la stessa cosa... Ancora...

Ma anche alla Fiat si partì con una divisione dei lavoratori, con la separazione tra operai e impiegati da una parte e quadri dall’altra. Vogliamo metterci sulla stessa china? Allora ci dobbiamo ricordare che, dopo aver sconfitto la forza sindacale operaia e impiegatizia, la Fiat eliminò anche i quadri.

E ora sta eliminando tutti i suoi dipendenti italiani.

Si discute se i nostri capi, quelli assenti dall’assemblea, fossero obbligati ad aprire gli sportelli. Sembrerebbe di sì.

Ma la cosa, dal punto di vista sindacale, è discutibile. Il capo è un quadro, ha cioè mansioni, obblighi e responsabilità di un certo livello. Metterlo allo sportello, non per una inderogabile necessità, ma perché lo si tratta come fungibile su tutte le posizioni, costituisce questione alquanto discutibile. In primis perché si assiste a un, seppur breve, demansionamento, in secondo luogo, perché si dà vita a questo paradosso: un lavoro, che normalmente costa  x, viene a costare di più. Poco di più, naturalmente.

Ma è la logica sottostante che va respinta: non si sa dove può portare.

Anche la direttrice, proprio perché responsabile del lavoro dell'intera struttura e, al di là dei ruoli, lavoratrice anch'essa soggetta agli sviluppi del blocco contrattuale, dovrebbe sentire la necessità, quantomeno “emozionale”, di non ostacolare l’assemblea, che significa confrontarsi, informare e informarsi...

Ma già: sarebbe una concezione troppo moderna.

Si preferisce la vecchia tattica di governo: dividere (il divide et impera, dei romani).

L’onestà intellettuale ci chiede però di essere chiari: pensateci, capi e capetti, a quel che fate. La controparte è comune e ci considererà tutte pedine da utilizzare ai propri fini, fin che serviamo.

Non guardiamo con gli occhi del passato.

Ricordiamoci del poeta: le cose sono più complicate di quel che sembrano e si muovono molto, molto velocemente.

Una posizione che fino a ieri ci sembrava essere sicura, domani chissà.

E allora, se non saremo uniti e solidali, non troveremo nessuno che ci difenderà.

La storia è una severa maestra...

                                                        

 

Su mandato unanime dell'assemblea

di tutti i lavoratori INPS di Lodi e Agenzie