LINEE GUIDA LAVORO A DISTANZA VERSO LA CONCLUSIONE: UN’OCCASIONE SPRECATA

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LINEE GUIDA LAVORO A DISTANZA VERSO LA CONCLUSIONE: UN’OCCASIONE SPRECATA

(16/24) Il “confronto” svoltosi mercoledì 3 aprile 2024 in materia di lavoro a distanza è stato quasi certamente l’ultimo atto di una discussione estenuante e poco produttiva. L’Amministrazione di fatto farà come preferisce, concedendo qualche briciola su elementi di dettaglio per consentire alle sigle sindacali più accomodanti di rivendicare un presunto ruolo svolto nella “trattativa”.

Casi come questo sono esemplari nel rappresentare il danno enorme causato dall’ex ministro Brunetta, che escluse per legge l’organizzazione del lavoro dalle materie oggetto di contrattazione, limitando drasticamente la possibilità dei sindacati di incidere sulle decisioni.

Nel merito della questione, l’ultima versione delle linee guida raccoglie alcune richieste sindacali: la precisazione della volontarietà dell’accesso (peraltro prevista dalla legge); l’obbligo di motivazione per il recesso dell’Amministrazione (ma non per il diniego dell’accesso); l’aumento da una a due ore del tempo tecnico per la presa di servizio in presenza in caso di problematiche tecniche. Briciole, appunto.

Nessuna concessione sugli aspetti più controversi ma anzi peggioramenti rispetto alle linee guida previgenti, che verranno annullate e sostituite.

Viene introdotta la fascia di contattabilità minima di 5 ore, a fronte della richiesta in un massimo di 4 ore.

Il buono pasto continua ad essere negato, così come l’indennità per l’utilizzo delle proprie utenze. Sparisce pure la possibilità teorica.

Rimossa la possibilità di programmazione plurimensile che aveva consentito una migliore organizzazione dei tempi di vita per i colleghi fuori sede.

Nessuna previsione esplicita di maggior favore specifico nell’accesso e nel numero dei giorni autorizzati per i soggetti fragili.

L’aver previsto l’accesso facilitato per le sole madri di figli minori di 3 anni (e non per i padri) e l’aver indicato solo i coniugi e non anche gli uniti civilmente pare essere un refuso ma attendiamo conferma.

Un aggiornamento delle condizioni “a perdere” per i lavoratori dell’Inps, che non può certo vedere il parere favorevole della USB.

Con l’ulteriore assurdità della proroga del famigerato Smart Friday nelle sventurate sedi sperimentali.

Da un lato si lascia mano libera alla parte più autoritaria della dirigenza – che ancora confonde contattabilità e reperibilità e sempre più cede alle sirene del cottimo – che “promette castighi e minaccia perdoni”.

Dall’altra si obbliga al lavoro da casa o a disagi logistici anche notevoli chi vorrebbe andare regolarmente in ufficio.

Volendo riassumere in una frase il comportamento dell’Amministrazione, la prima che viene in mente è: “E questa e casa mia e qui comando io”. Anche se sono contraddittorio, per non dire schizofrenico.

Come sempre, tocca ai lavoratori il compito di provare a cambiare i rapporti di forza. Ricordiamo che il lavoro agile conviene all’Amministrazione molto più che ai lavoratori e che una riduzione delle adesioni potrebbe metterla in difficoltà.

A margine della riunione, nessuna risposta è stata fornita in merito ai tempi della pubblicazione delle graduatorie definitive per i differenziali stipendiali e per la pubblicazione del secondo bando per i passaggi verticali in deroga. Anzi, il Capo del Personale si è spinto ad incolpare le organizzazioni sindacali per i ritardi, a suo dire dovuti all’aver voluto sovrapporre le due procedure. Dimenticando che più volte ha ignorato le richieste di aumentare adeguatamente l’organico degli uffici preposti.

Irricevibile la minaccia – a fronte della legittima richiesta di indicare date precise per le pubblicazioni – di rimandare tutto “alle calende greche”.