A Palazzo Wedekind l’INPS fa propaganda alla falsa meritocrazia

Nazionale -

USB dice no alla “meritocrazia” così come si vorrebbe imporla oggi nella Pubblica Amministrazione.

Mentre il Ministro Paolo Zangrillo continua a ripetere la litania del “premiare i più bravi”, la realtà è che si sta costruendo un sistema opaco, discrezionale e profondamente ingiusto.

Il convegno organizzato dall’INPS a Palazzo Wedekind, insieme al Forum della Meritocrazia, è per USB un fatto gravissimo.

Altro che confronto “di alto profilo”: si è trattato dell’ennesima passerella per tentare di legittimare un modello già deciso, senza alcun coinvolgimento reale dei lavoratori.

Di alto profilo ci sono solo le retribuzioni ingiustificatamente troppo elevate dei relatori, tutti zelanti nel voler tagliare salari che valgono meno di un quarto dei loro.

Sul palco si sono alternati parte dei vertici dell’Istituto e alcuni sostenitori di questa visione: dal Presidente Gabriele Fava al Direttore centrale Comunicazione Diego De Felice, fino alla Direttrice centrale Pianificazione e Controllo di Gestione Rosanna Casella.
Accanto a loro esponenti del Forum della Meritocrazia come Marco Guazzoni e Maria Cristina Origlia, insieme al Presidente ARAN Antonio Naddeo e ai rappresentanti delle alte professionalità.

Un coro unanime. Un’unica direzione. Nessuna voce critica.

L’INPS si candida così a fare da apripista politico per le politiche del Ministro Zangrillo.
La prima amministrazione che si mette in vetrina per dimostrare fedeltà a una linea che nulla ha a che vedere con la realtà del lavoro pubblico.

Si parla di “indicatori oggettivi”, di “misurazione dell’impatto”, di “strategia di sistema”.
Ma si evita accuratamente di affrontare il punto centrale: NON ESISTE un sistema trasparente ed equo per valutare il lavoro nella PA.

Chi decide chi è “meritevole”? La risposta è semplice: LA DIRIGENZA. In totale discrezionalità, camuffata da regole opache.

Questa non è meritocrazia.
È arbitrio.

La Pubblica Amministrazione non è un’azienda privata. Non produce profitto ma servizi pubblici e coesione sociale. Non vive di competizione interna, ma di cooperazione tra lavoratori.

Importare modelli aziendalistici significa solo una cosa: dividere i lavoratori e tagliare salari già troppo bassi.

All’INPS tutto questo è ancora più inaccettabile. Esiste già un sistema di valutazione che fa acqua da tutte le parti e che i lavoratori percepiscono come opaco e scollegato dalla realtà operativa. Le condizioni di lavoro sono segnate da carichi crescenti e organici insufficienti.

E in questo contesto disastrato si ha la sfacciataggine di voler proporre un rafforzamento ulteriore della discrezionalità e di legare il salario a meccanismi opachi.

USB lo ribadisce con forza:

  • nessun lavoratore deve perdere neanche un centesimo
  • la retribuzione non può diventare uno strumento di competizione interna
  • il merito non può essere deciso dall’alto senza criteri verificabili e condivisi

Se davvero si vuole valorizzare il lavoro pubblico, servono:

  • finanziamenti massicci e aggiuntivi
  • aumenti salariali per tutti
  • regole chiare, trasparenti e negoziate

Senza questo, la cosiddetta meritocrazia è solo una copertura ideologica. Serve a togliere a molti per dare a pochi. Serve a dividere invece di unire. Serve a scaricare sui lavoratori le responsabilità di un sistema che non funziona.

Per USB, da Palazzo Wedekind è partito un segnale politico preciso e pericoloso, un’anticipazione di ciò che si vuole imporre nei luoghi di lavoro.

NON CI STIAMO

Chi oggi si presta a questa operazione deve sapere che si assume una responsabilità chiara, di cui sarà chiamato a rispondere. La risposta della USB e dei lavoratori sarà generale e determinata.

Non permetteremo che il “merito” diventi il nuovo strumento per togliere anche un centesimo dalle tasche dei lavoratori.
Non permetteremo che si giochi sulla pelle dei lavoratori per fare propaganda politica.

Roma, 29 aprile 2026         USB INPS PI