ASSOCIAZIONE NAZIONALE MEDICI INPS RdB-ANMI-FeMEPA

COMUNICATO SINDACALE

Roma -

L’Associazione Nazionale Medici INPS, riunitasi in Direttivo il 26/01/2009, nel ribadire il contenuto del precedente comunicato, ha reputato incomprensibili, oltre che inopportune sotto il profilo di una corretta dialettica sia all’interno dell’Istituto che con le OO.SS., le direttive emanate con il messaggio 001733 del 23/01/2009 ore 14.14, proprio nel momento in cui avevamo formalmente richiesto un confronto sulla materia.

Tuttavia, dovendo prenderne atto, abbiamo chiesto di poter incontrare sia il Coordinatore Nazionale dell’Area Medico-Legale (Prof. Piccioni) che il Capo del Personale (Dott. Nori).

Al primo abbiamo manifestato tutte le nostre preoccupazioni e il rammarico per le ricadute negative di carattere organizzativo che scaturirebbero sia direttamente dall’applicazione di tale nuovo assetto, sia indirettamente dalla brusca interruzione di quell’atteggiamento di collaborazione che negli anni si era proficuamente (per i risultati ottenuti) instaurato con l’Amministrazione.

All’incontro, come vi avevamo preannunciato, sono stati invitati anche i Rappresentanti Medici delle OO.SS. rappresentative e sono intervenuti i rappresentanti della CISL e della CISAL, i quali, nel condividere le nostre preoccupazioni, hanno concordato sull’opportunità di chiedere alle loro rispettive Organizzazioni di prendere posizione nei confronti di un differimento dell’applicazione degli effetti del messaggio, non avendo potuto preventivamente contattare i Responsabili.

Evidentemente non hanno ritenuto di dover essere presenti i Rappresentanti medici di CGIL e UIL.

Il Coordinatore Nazionale, nel registrare la nostra posizione, ha espresso a sua volta le preoccupazioni sulle possibili ripercussioni nell’ambito delle diverse attività (posizione da Lui ribadita anche nell’incontro pomeridiano con il Capo del Personale) e ribadito la volontà di rappresentarle anche al Presidente /Commissario dell’Istituto e al D.G..

 

 

 

Durante il colloquio con il Capo del Personale, che ci ha ricevuti nel pomeriggio, abbiamo comunicato come risulti incomprensibile, nel merito, la posizione dell’Amministrazione, la quale, nel citato messaggio, formalizza contraddittoriamente “disposizioni contrattuali vigenti” per i medici sovvertendo ciò che era di fatto vigente da oltre 20 anni, vale a dire l’attestazione del proprio orario di lavoro mediante unica rilevazione (la quale, è bene ricordarlo, è inserita in un articolato sistema di controlli quali/quantitativi delle prestazioni rese) che ha garantito ottimi risultati gestionali e la nostra presenza in ogni ambito di attività istituzionale, anche in quelli, come la partecipazione alle operazioni peritali, che spesso si realizzano al di fuori dell’orario di servizio o in ambito prefestivo.

 

Abbiamo anche chiesto di conoscere perché

·        in vigenza di tale reale consolidata prassi applicativa del contratto

·        in una situazione di compartecipata attività medico legale esplicantesi in orario extra ordinario (quale quella dell’Invalidità Civile), più volte riconosciuta pubblicamente dalla stessa Amministrazione

·        in prossimità dell’attuazione di un piano straordinario di verifiche per il quale non si riesce a trovare altrettanto adeguata partecipazione all’esterno dell’Istituto e, probabilmente, si dovrà in ogni caso fare ricorso al supporto organizzativo e alla professionalità dei Medici dell’Istituto

·        in una situazione di cronica carenza organizzativa del contenzioso giudiziario per l’Invalidità Civile

·        in un periodo di prolungata latitanza dell’Amministrazione nell’attivare le concordate sessioni di approfondimento tecnico volte a dare una soluzione alle numerose criticità manifestatesi

 

l’Amministrazione promulghi messaggi che certamente creano ulteriore disorientamento e disaffezione nei Medici dell’Istituto, nei quali tende a farsi sempre più largo la convinzione che si voglia intraprendere una strada di distruzione della Categoria ( a che cosa sono serviti gli enormi investimenti effettuati negli anni se tutto deve essere distrutto ?).

Abbiamo ritenuto di dover sottolineare, inoltre, che laddove nel Paese è in atto una campagna volta a perseguire maggiore produttività mediante una maggiore “presenza”, nel nostro caso, stanti le peculiarità della professione, potrebbe realizzarsi un paradossale effetto contrario.

 

La Delegazione dell’Amministrazione, composta dal Dott. Nori, dal Dott. Nobili e dalla Dott.ssa Santopinto, ha fondamentalmente sostenuto che l’Amministrazione “non può più” avallare il reale espletamento di un orario di lavoro pari a 38 ore settimanali contrattualmente previsto mediante un’unica attestazione di presenza. Nella stessa sede, inoltre, sono state, di fatto, disconosciute (perché ritenute illegittime) tutte le precedenti disposizioni scaturite dai messaggi del ‘96 e da quelli antecedenti, quasi che quanto si era attuato e consolidato nel tempo per l’intercessione e l’interpretazione illuminata di Illustri predecessori, che hanno scritto la Storia di questo Istituto, fosse il risultato di un gigantesco abbaglio collettivo e non il risultato di un concordato percorso comune intrapreso allo scopo di rendere più agevole, fruibile e, soprattutto, efficace, l’attività medico-legale dell’Istituto.

In ogni caso, sempre secondo la tesi dell’Amministrazione, le precedenti norme facevano riferimento a contratti superati e non ai più recenti.

Peccato che proprio le norme di questi contratti più recenti avevano inteso allargare il concetto di “flessibilità” della prestazione. Una prestazione per la quale, nello stesso comparto, per le altre Categorie (Dirigenti e Avvocati) continua ad essere possibile l’attestazione delle attività mediante unica timbratura, e nell’ambito della nostra stessa Categoria (i Medici INAIL, ai quali si applica lo stesso contratto) la loro Amministrazione ha recentemente ribadito in un accordo analoga unica rilevazione (in entrata) della presenza.

Al termine dell’incontro il Dott. Nori, nel registrare la nostra difforme posizione, si è impegnato a fornire ampia informativa al D.G. e al Presidente e a farci conoscere quella definitiva dell’Amministrazione, anche sulla possibilità di un differimento dell’applicazione dei contenuti del messaggio ad un momento successivo, nell’ambito di una più ampia discussione che riguardi tutte le tematiche irrisolte dell’Area medico-legale.

Per tale motivo, stante l’urgenza di coinvolgere la base in un momento decisionale importante, abbiamo anticipato l’Assemblea Nazionale dell’Associazione a Venerdì 30 gennaio e abbiamo invitato, per l’occasione, anche l’Amministrazione attraverso il dott. Nori, affinché possa personalmente spiegare tale gesto di sfiducia dell’Istituto nei confronti di un ruolo medico - per altri versi osannato - e raccogliere le impressioni dei Medici.

In quella occasione, una volta in possesso della definitiva posizione dell’Amministrazione, l’Assemblea DECIDERÀ SE RATIFICARE, nell’ambito di una imprescindibile proclamazione di UNO STATO DI AGITAZIONE DELLA CATEGORIA MEDICA, una serie di “misure” in gran parte già definite in occasione del Direttivo, ma che potranno essere ulteriormente perfezionate sulla scorta dei suggerimenti che i Colleghi vorranno portare.

Nel frattempo l’indicazione del Sindacato è di continuare nella consueta modalità di rilevazione della presenza mediante unica timbratura, facendo appello al senso di responsabilità di tutti i Colleghi (anche se siamo sicuri non ve ne sia alcun bisogno).

Siamo a conoscenza del fatto che alcuni solerti Direttori, preoccupati più di riuscire finalmente a infliggere il meritato castigo ai propri medici, arrivando primi nell’applicazione del messaggio (ci chiediamo se l’espressione di tanta solerte efficienza nei confronti dei medici non sia meritevole di qualche approfondimento volto a ricercarne le motivazioni seppellite nell’inconscio…), non hanno inteso neanche attendere la fatidica data prevista dal messaggio.

A costoro chiediamo di frenare ancora per qualche giorno il loro impeto e la fame di giustizia e vogliamo ricordare alla Amministrazione che non si può chiedere ai propri medici di essere responsabilmente coinvolti nella difficile gestione professionale ed economica del Paese e, poi, improvvisamente sfiduciarli su aspetti veramente marginali dell’attività sinora, nel complesso, ben condotta e realizzata nella reciproca soddisfazione.

 

 

Il Consiglio Direttivo

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