CHI FA ALLARMISMO?

Comunicato n. 38/08

Nazionale -

 

Negli ultimi giorni si sono intensificate voci rimbalzate dal territorio su provvedimenti legislativi che comporterebbero il pagamento di parte o dell’intera liquidazione con bot e cct, così come per il Fondo pensione di Ente.

 

Molti lavoratori ci hanno contattato chiedendoci informazioni sulla concretezza di tali provvedimenti e consigli sull’opportunità di dare immediatamente preavviso di dimissioni.

 

Abbiamo consultato l’attuale capo del personale INPS, che è anche il direttore centrale delle prestazioni, il quale ci ha assicurato che non ci sono provvedimenti al riguardo, ma solo studi da parte di tecnici dei ministeri.

 

Di vero, invece, c’è quello che abbiamo scritto nei comunicati dei mesi scorsi e negli ultimi giorni: una Legge 133/08 (ex D.L. 112) che determinerà nel 2009 un taglio degli incentivi che per i lavoratori dell’INPS sarà pari a 6.000 euro, una decurtazione delle voci fisse e continuative del salario accessorio nei primi 10 giorni di malattia, risorse insufficienti per i contratti. In merito a questi ultimi, riteniamo non ci siano assolutamente le condizioni per rinnovi imminenti.

 

Di vero c’è che l’Ente potrebbe decidere di mettere in quiescenza il personale che ha raggiunto i 40 anni di anzianità contributiva, facoltà prevista dalla L. 133/08, nella prospettiva di ridurre sensibilmente gli organici.

 

Di vero c’è il disegno di Legge delega per la riforma del sistema pensionistico presentato alla Camera il 16 giugno scorso, primo firmatario quel Giuliano Cazzola ex CGIL, ex Presidente del Collegio dei Sindaci INPS ed attuale parlamentare del PdL. E’ solo una proposta, ancora da discutere, ma il cui testo peggiora ulteriormente la normativa sulle pensioni, elevando l’età per il diritto alla pensione, prevedendo il passaggio pro-rata al contributivo dal 1° gennaio 2009 per quanti hanno finora mantenuto il retributivo avendo maturato 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, infine modificando automaticamente ogni tre anni i coefficienti di rivalutazione delle pensioni.

 

C’è già tanto di concreto e tangibile per sollecitare un’opposizione forte alle scelte del governo e della maggioranza, da non esserci il bisogno di ricorrere a voci incontrollate che finiscono per ingenerare grossa confusione e, paradossalmente, per sminuire la portata delle decisioni già assunte o di quelle in discussione.

 

A chi giova, quindi, far circolare notizie che stanno determinando una corsa al pensionamento da parte dei lavoratori dell’Istituto? E’ forse un modo “indolore” per ridurre spontaneamente gli organici?

 

Chi è che si diverte a mandare in giro voci come quella di ieri che parlava di una fantomatica decisione di cancellare il diritto al ticket mensa per tutti i dipendenti dell’INPS? E’ evidente che si vogliano distrarre i lavoratori dai fatti concreti e dalle iniziative che si stanno attuando per contrastare la politica del governo.

 

Certamente continueremo a vigilare e ad informare tempestivamente i lavoratori su eventuali norme che dovessero limitare ulteriormente il diritto alla pensione o comunque modificare in peggio l’attuale normativa.

 

Per quanto riguarda l’invito che arriva da alcune sedi a portare avanti iniziative unitarie a livello nazionale con CGIL-CISL-UIL, non possiamo che ripetere quanto già affermato:

 

·        la RdB-CUB ha iniziato da tempo un percorso di mobilitazione contro la manovra economica e le scelte che riguardano il pubblico impiego, riscontrando il silenzio del sindacato concertativo;

·        già da fine luglio era stato annunciato lo sciopero generale del sindacalismo di base per il prossimo 17 ottobre, per cui la recente scelta di CGIL-CISL-UIL di organizzare per la stessa giornata un’assemblea nazionale di delegati ed eletti RSU mostra la contrapposizione di queste organizzazioni ai sindacati di base;

·        le organizzazioni concertative, responsabili della perdita di valore dei salari, oltre che di scelte che stanno facilitando l’attacco ai pubblici dipendenti ed al diritto alle pensioni (Memorandum e accordo sul Welfare), perseguono obbiettivi sostanzialmente diversi da quelli della RdB-CUB e del sindacalismo di base in generale.

 

Su questo punto non torneremo più, perché riteniamo di essere stati abbastanza chiari e di voler mantenere una coerenza che, negli anni, ci permette oggi di guardare i lavoratori a testa alta, negli occhi, senza dover abbassare lo sguardo e vergognarci di qualche carognata.

 

 

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