Fuoco Amico, tiro incrociato sul personale INPS
FUOCO AMICO
TIRO INCROCIATO SUL PERSONALE INPS
(C 35-2026) L’Inps sembra sempre più in preda a una sindrome schizofrenica, con evidenti contraddizioni – quando non aperta contrapposizione – tra direttive e disposizioni provenienti da diverse parti della tecnostruttura centrale, senza contare le differenziazioni su base territoriale che ormai da tempo hanno “balcanizzato” l’Istituto. Il personale si trova al centro di un fuoco incrociato proveniente da svariate direzioni ed è costretto a passare più tempo a difendersi che a lavorare.
Un primo grande elemento di pressione è quello legato alla produttività e alla qualità (la cosiddetta performance). Si chiede di fare sempre di più per inseguire indici e algoritmi che nulla hanno a che fare con la qualità dei servizi. Si arriva a chiedere di definire immotivatamente le pratiche come respinte per non tenerle giacenti, obbligando i cittadini a ripresentare la domanda.
Le procedure informatiche che dovrebbero assistere il lavoro sono invece spesso un ostacolo: lentissime o completamente bloccate, soprattutto nell’orario di lavoro. I tempi per gli aggiornamenti delle procedure - che paralizzano la produzione negli orari di punta – sono quasi sempre decisi sulla base delle esigenze delle società esterne a cui sono appaltate le procedure stesse. Molti cercano di supplire lavorando oltre l’orario, di sera e anche di notte. Non si tratta solo del famigerato SIN ma di buona parte delle procedure delle pensioni, delle entrate e degli ammortizzatori sociali.
Nella maggior parte dei casi, grazie al grande impegno dei colleghi e all’indegno sfruttamento del loro lavoro oltre l’orario, i risultati di performance vengono pienamente raggiunti. Tuttavia, i dipendenti vengono comunque penalizzati con valutazioni individuali (nella forma ridicola e umiliante della pagella) non conformi al pieno conseguimento degli obiettivi. Se non tutti avessero lavorato come ci si attendeva, il pieno raggiungimento dei risultati dovrebbe essere caduto dal cielo.
L’insensata differenziazione tra lavoratori operata con valutazioni arbitrarie è uno strumento di gestione del potere, che può essere utilizzato alternativamente per blandire, per persuadere, per intimidire, per reprimere o per premiare il servilismo. Il valutatore in buona fede che cerca di usare lo strumento con imparzialità si trova in grossa difficoltà ed esposto a contraddizioni. Gli esiti delle valutazioni vanno poi a incidere sulla retribuzione e sugli sviluppi professionali, in un contesto in cui il potere d’acquisto è in continua contrazione, a causa di rinnovi contrattuali scadenti accettati da sindacati complici del governo e dal permanere del blocco dell’importo del Fondo Risorse Decentrate, nonostante le vuote promesse e le vanterie del presidente Fava.
Quasi quotidianamente ci giungono segnalazioni di comportamenti vessatori che hanno dall’incredibile: lavoratori assegnati a compiti che non conoscono, ai quali si consiglia di chiedere in giro per imparare, mentre non si fornisce la necessaria formazione; lavoratrici a cui si abbassa la valutazione per ridotta produzione per maternità o malattia; colleghi ai quali viene negato un giorno di lavoro agile perché precedente o successivo ad uno di ferie o di assenza ad altro titolo; lavoratori messi in ferie d’ufficio ai quali, al rientro in servizio viene contestata la mancata produttività e quindi, implicitamente, il mancato lavoro nelle ferie stesse.
Questo è diventato l’Istituto, questo è il clima che si respira in molte sedi, spesso a loro volta inadeguate e fatiscenti, fredde d’inverno e bollenti d’estate. Nulla a che vedere con quello che viene raccontato dai vertici nella intranet e nei comunicati stampa: feste, convegni, concorsi artistici, inclusività e tagli di nastri politicamente corretti, alla faccia di chi l’Istituto lo porta avanti quotidianamente con il proprio lavoro e con il proprio impegno, nonostante i salari scarsi, i programmi che non funzionano, richieste sempre più esose e la mortificazione delle pagelle.