GESTIONE FASE 2 INPS  PER USB CI VUOLE UN ACCORDO SINDACALE

Roma -

(73/20) Questa mattina è proseguito il confronto a livello nazionale sulla gestione della cosiddetta “Fase 2” all’INPS. La discussione è partita dai due documenti trasmessi dall’amministrazione nella giornata di ieri: la bozza di messaggio che estende le tipologie di attività indifferibili e la bozza di protocollo con l’elenco degli interventi dell’amministrazione per il contenimento del contagio da SARS-CoV-2.

Nel nostro intervento abbiamo innanzitutto denunciato la mancanza di controllo del territorio da parte della Tecnostruttura centrale, dal momento che nei giorni scorsi si sono registrate improvvide iniziative da parte di alcuni dirigenti che rischiano di vanificare una discussione nazionale non ancora avviata. Inoltre, c’è un fiorire di schede e di richieste di dati, dalla dichiarazione giornaliera sullo stato di salute del dipendente alla comunicazione di mail e recapiti telefonici privati per la notifica delle comunicazioni di servizio, che fa capire come ormai l’INPS assomigli ad una federazione di repubbliche autonome piuttosto che ad un ente avente carattere e struttura giuridica nazionale.

Subito dopo abbiamo ribadito che “le misure concernenti la salute e la sicurezza” sono argomento di contrattazione integrativa di livello nazionale e territoriale, in base all’art. 7, comma 6, lettera k) del CCNL del 12 febbraio 2018. Pertanto abbiamo chiesto di sottoscrivere un vero e proprio accordo e non un semplice protocollo, un accordo che dovrà essere poi declinato sui livelli territoriali con la partecipazione delle delegazioni sindacali e delle RSU.

Per ultimo siamo entrati nel merito dei contenuti dei due documenti, ribadendo che il lavoro agile debba continuare ad essere la modalità ordinaria di effettuazione della prestazione lavorativa fino alla fine dell’emergenza sanitaria. Rispetto alla bozza di messaggio abbiamo avanzato dubbi su alcune attività da svolgere in presenza, che andrebbero ad incrementare quelle elencate nel messaggio N. 1142 del 2020. L’amministrazione, inoltre, lascerebbe libero tutto il personale di tornare a lavorare in sede su base volontaria. Con quale livello di sicurezza, se i dispositivi di protezione individuale non sono presenti ovunque e se non sono state definite ed attuate le necessarie misure di sicurezza? Per evitare affollamenti si prevede di far turnare il personale su più fasce orarie giornaliere o di differenziare gli orari di entrata e di uscita, senza riconoscere tuttavia alcun beneficio economico di natura contrattuale. Le classiche nozze con i fichi secchi, per noi assolutamente inaccettabili. Gli istituti economici previsti dal contratto non vanno tirati come elastici a seconda della convenienza della controparte. Infine si prevede di consegnare settimanalmente 2 mascherine e 3 paia di guanti, salva diversa distribuzione a seconda del rischio connesso alle specifiche attività lavorative, come se la sicurezza fosse una roulette russa da giocarsi con due bossoli infilati nel caricatore col rischio ad ogni colpo di sfracellarsi il cervello. Fin qui il contenuto della bozza di messaggio.

La bozza di protocollo invece, che abbiamo chiesto si trasformi in accordo, a nostro parere è troppo generica e non vincola l’amministrazione rispetto a precise iniziative d’intervento ed alla tempistica delle stesse. L’accordo dovrà contenere:

  • l’obbligo della trattativa a tutti i livelli, nazionale, regionale e territoriale;
  • l’elenco analitico delle attività indifferibili;
  • la descrizione delle iniziative da attuare per garantire salute e sicurezza nelle sedi, indicando i tempi entro i quali concludere tali interventi;
  • l’indicazione che l’articolazione dell’orario e delle turnazioni deve essere concordata con i rappresentati dei lavoratori;
  • chiarimenti su tempi e modi di somministrazione dell’informazione/formazione sui comportamenti individuali da attuare per limitare il contagio;
  • la definizione degli interventi di pulizia dei locali, di sanificazione ed igienizzazione delle sedi e degli apparecchi di climatizzazione;
  • le indicazioni per l’aggiornamento del Documento di valutazione dei rischi (DVR) e del Documento di valutazione dei rischi interferenziali, riferito al personale esterno che opera nelle sedi INPS (DUVRI).

Qualcuno oggi in trattativa ha affermato che la USB vuole ingessare il confronto territoriale, al quale invece vanno lasciati margini di adattabilità delle misure decise a livello nazionale. USB non vuole vanificare il ruolo dei rappresentati territoriali dei lavoratori, che potranno proporre misure più stringenti, come peraltro già accaduto nel rapporto Regioni e Governo nazionale nella gestione dell’emergenza sanitaria, ma si vuole evitare in tutti i modi che i dirigenti territoriali abbiano mano libera nella delicata gestione di questa fase. Chiaro il concetto?  

L’Istituto dovrà fornire la più ampia informativa ai cittadini sulle forme alternative con cui il servizio di informazione continua ad essere effettuato, per evitare, come accaduto nei giorni scorsi, che decine di utenti si riversino all’ingresso delle sedi per reclamare le misure di sostegno al reddito decise dal Governo, pensando che l’INPS, al pari degli esercizi commerciali, abbia ripristinato l’attività informativa in presenza.

Nei prossimi giorni consegneremo all’amministrazione un documento contenente le nostre riflessioni, per contribuire alla stesura di un accordo che tuteli realmente la salute e la sicurezza dei lavoratori dell’INPS, dei lavoratori delle società appaltatrici di servizi che operano in INPS e dei cittadini, nella consapevolezza che vadano attuate ora tutte le misure per garantire un domani un ritorno in sede in piena sicurezza, guardando anche al futuro e ad un tempo in cui ci saremo lasciati alle spalle la pandemia ma non il dovere di continuare a tutelare i lavoratori.

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