IL VIETNAM DELL'INPS. IL CAMMINO TORTUOSO DELLA NOMINA DEGLI ORGANI

Comunicato n. 15/15

Nazionale -

Da oggi l’INPS è senza Direttore generale. Sono infatti scaduti anche i  quarantacinque giorni di prorogatio dell’incarico di Mauro Nori senza che il governo abbia assunto decisioni in merito alla guida della Tecnostruttura dell’ente previdenziale. Nel frattempo, sarà il Vice Direttore generale Antonello Crudo a firmare i documenti ufficiali.

 

Per quel che ne sappiamo, al Ministero del Lavoro era pronto il rinnovo del mandato per Nori con le stesse modalità con cui è stato rinnovato l’incarico di Lucibello all’INAIL, poi qualcosa s’è inceppato. La guerra per bande che attraversa il Partito Democratico si riflette probabilmente sull’ente previdenziale, sempre più territorio di conquista da parte della politica, in barba ai criteri manageriali. Quello che ci preoccupa maggiormente è cosa si vuole fare dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

 

Al vertice dell’INPS resta ancora ufficialmente il Commissario Treu, almeno finché non sarà firmato e pubblicato in via definitiva il DPR di nomina di Tito Boeri a Presidente dell’ente.

 

Se l’INPS non è nel caos lo si deve alla serietà di chi ci lavora, che vive con rassegnazione e disincanto questa guerra di poltrone continuando ogni giorno a svolgere con dedizione il proprio compito nonostante tutto, nonostante il blocco dei contratti, delle carriere, l’aumento dei carichi di lavoro e delle responsabilità senza alcuna contropartita.

 

Nulla, tuttavia, accade per caso e pensiamo non siano una fortuita coincidenza le due pagine di articoli dedicati all’INPS su “il Fatto Quotidiano” di domenica 15 febbraio. Fa bene il quotidiano diretto da Travaglio ad occuparsi dell’appalto per la gestione degli archivi affidato alla “Delta Uno Servizi” senza gara pubblica, con un costo complessivo annuo di oltre 8 mln, solo che occorre fornire ai lettori tutti gli elementi per poter risalire ai veri responsabili di tale operazione, altrimenti si finisce per mettere in un unico calderone il rinnovo dell’incarico di Direttore generale dell’INPS, l’appalto alla “Delta Uno” e l’ispezione dell’Autorità anticorruzione.

 

Andiamo con ordine. Nel 2008, quando è stato rinnovato per 9 anni l’appalto alla “Delta Uno Servizi”, Presidente dell’INPS era Antonio Mastrapasqua e Direttore generale Vittorio Crecco. L’attuale Direttore generale, Mauro Nori, assunse l’incarico di facente funzioni di Direttore generale soltanto a novembre del 2009. Inoltre, il contratto con la “Delta Uno” risulta che fu firmato da Francesco Varì, il dirigente generale a Capo della Direzione centrale Patrimonio nel periodo della dismissione degli immobili e responsabile di altre proroghe di appalti senza gara pubblica, come quelle per la gestione degli immobili, secondo quanto emerso da un’indagine interna dell’ente previdenziale. Lo stesso Francesco Varì è stato successivamente imposto dal Presidente Mastrapasqua nel ruolo di Presidente dell’OIV, l’organismo indipendente di valutazione della trasparenza e dell’integrità dell’azione amministrativa, senza possedere i requisiti necessari per ricoprire tale ruolo.

 

Siamo assolutamente d’accordo con il giornalista de “il Fatto Quotidiano” quando invece afferma che con minori risorse di quelle riconosciute alla “Delta Uno” si potrebbero acquisire in via telematica gli archivi cartacei, come ha fatto l’INAIL. Un ente che investe ingenti somme nell’informatica come l’INPS e che impone ai propri utenti un rapporto quasi esclusivamente telematico, è assurdo che sprechi denaro pubblico per la gestione esterna degli archivi cartacei.

 

Per quanto riguarda, poi, la presenza in Istituto delle fiamme gialle e degli ispettori dell’Autorità anticorruzione, è stato il Direttore generale Mauro Nori a scrivere all’organismo guidato da Raffaele Cantone e a chiederne l’intervento per sottoporre a verifica l’intero sistema di appalti, come dimostra il documento che alleghiamo al comunicato.

 

Su “il Fatto Quotidiano” si polemizza anche per l’eccessivo numero di dirigenti generali presenti all’INPS (48 in totale) e per gli incarichi di progetto con compiti che risultano sovrapposti a quelli di alcune Direzioni centrali. Sulla natura dei progetti non possiamo che concordare con il giornalista, in qualche caso si sfiora il ridicolo, tanto è vero che suggerimmo soluzioni diverse, legate all’attività produttiva e al monitoraggio del territorio. Spesso all’INPS centro e periferia non si parlano nemmeno prima di assumere scelte organizzative che hanno ricadute importanti, come nel caso della diminuzione delle ore di apertura settimanale delle sedi. Per quanto riguarda invece il numero complessivo dei dirigenti generali, occorre tener presente che tali numeri sono il frutto dell’accorpamento dell’INPDAP e dell’ENPALS con l’INPS. Nonostante questo, il rapporto complessivo tra dirigenti e impiegati all’INPS è di 1/60, mentre in altre amministrazioni pubbliche, comprese quelle dei ministeri, in percentuale ci sono più dirigenti. Ci siamo battuti perché a seguito della soppressione dell’INPDAP e dell’ENPALS tutto il personale, senza alcuna eccezione, transitasse all’INPS. Non ce la sentiamo di fare distinzioni per i dirigenti, purché le funzioni svolte siano reali e non costruite ad arte per assicurare gli stipendi.

 

“il Fatto Quotidiano” negli anni ha ripreso molte delle nostre denunce e anche stavolta cita la nostra battaglia contro lo strapotere della KPMG, simbolo della sudditanza dell’INPS rispetto alle società esterne di consulenza e fornitura di servizi, contratti che facilmente possono diventare fertile terreno di corruzione pubblica. Oppure ancora l’evidenza che abbiamo dato alla scelta contenuta nel contratto integrativo 2014 di utilizzare i soldi del Fondo dei lavoratori per indennizzare chi perde la posizione organizzativa, con la giustificazione del passaggio di conoscenze che fa il paio con gli astrusi incarichi affidati ai dirigenti, di cui si è parlato in precedenza.

 

Spesso ci siamo trovati ad apprezzare il lavoro de ”il Fatto Quotidiano”, questa volta, tuttavia, i tempi e le coincidenze ci lasciano perplessi, così come alcune lacune informative. Speriamo di aver contribuito a fare chiarezza, nell’interesse dell’ente e dei lavoratori, perché continuiamo ad impegnarci ogni giorno affinché all’INPS sia restituito un ruolo di primo piano nel Welfare nazionale insieme a una gestione trasparente e integra, riconquistando quell’autonomia e indipendenza previste da una Legge 88/89 che negli anni è stata demolita nelle sue parti più importanti.

 

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