INPS, UNA CARENZA DI 5.027 LAVORATORI MANCA IL 16,8% DELL’ORGANICO

Nazionale -

(103/2021) Nonostante le assunzioni del 2018 e 2019 i buchi nell’organico dell’INPS continuano ad essere vistosi e riguardano tutte le figure professionali presenti in Istituto. La situazione è destinata a peggiorare nell’immediato, perché quasi 600 lavoratori stanno per maturare il requisito richiesto per la pensione di vecchiaia e molti altri potrebbero approfittare dell’ultimo scampolo di uscita con quota 100.

Il personale delle Aree A-B-C, quello che garantisce l’erogazione delle prestazioni, risulta carente di 4.661 unità lavorative (16,4%), i professionisti del ramo tecnico edilizio segnano una carenza del 35% e i legali del 10,4%. Anche i dirigenti risultano carenti per il 15,6%. Clamorosa la mancanza di medici, i professionisti che dovrebbero garantire l’attività legata all’invalidità civile. La carenza di medici INPS è del 41%, su un organico non certo adeguato a quelli che sono i compiti affidati all’Istituto, tanto è vero che da tempo s’impiegano medici a contratto.

Nonostante questi numeri l’INPS ha retto in un momento particolare per la vita del paese, in cui è stato necessario affidare all’Istituto nazionale di previdenza sociale la politica di sostegno al reddito attuata nel corso della pandemia per sostenere l’economia e contrastare la povertà, con i lavoratori dell’INPS impegnati in gran parte nel lavoro domiciliare per motivi di sicurezza, con buona pace dei ciarlatani dei salotti televisivi per i quali i lavoratori pubblici in smart working sono fannulloni in ferie retribuite. I compiti affidati all’Istituto sono tutt’altro che terminati.

Le assunzioni programmate e, in buona parte già autorizzate, non sono sufficienti ad assicurare un riallineamento del personale in forza con l’organico necessario a far funzionare la macchina istituzionale. Perché si deve essere costretti a lavorare sempre in affanno? Perché si deve rischiare di non percepire l’incentivo per attività che sono trascurate in quanto materialmente non si è in grado di correre dietro a tutti gli adempimenti che ci piovono sulla testa?

Da tempo chiediamo un piano straordinario di assunzioni e la definizione di un organico coerente con le necessità funzionali dell’Istituto e non con le compatibilità economiche imposte dalla politica. Si investa sull’INPS, una risorsa non solo utile ma indispensabile al paese. Si affronti il nodo della Vigilanza ispettiva. C’è un assoluto bisogno d’incrementare i controlli sulle imprese. Se l’Istituto dovesse perdere definitivamente i compiti su tale funzione, limitandosi a gestire, finché gli sarà consentito, il gruppo di ispettori di vigilanza relegato nel ruolo ad esaurimento, sarebbe una sconfitta e un arretramento per tutti i lavoratori, che devono essere maggiormente tutelati. Si torni a fare pressioni sul quadro politico per vincere una battaglia che ha un valore sociale e non è affatto corporativa: l’INPS deve poter tornare ad assumere ispettori di vigilanza vedendosi riconosciuto il ruolo che gli compete in tale campo.

Se da una parte c’è un bisogno assoluto di procedere celermente a nuove assunzioni, dall’altro c’è un altrettanto necessario ed urgente bisogno di riconoscere a chi già lavora in INPS la professionalità acquisita, favorendo i percorsi di carriera. In questo, con il contratto collettivo 2019-2021 in discussione all’Aran c’è la concreta possibilità di stabilire regole che permettano a tutti di vedersi riconosciuta la professionalità accumulata negli anni. È un’occasione da non perdere.    

C’è molto da fare in campo sindacale e ci vorrebbe più serietà, impegno, coerenza, ambizione, coraggio, da parte di chi si candida a rappresentare i lavoratori. Andiamo avanti, tutte e tutti insieme, ricostruiamo l’unità non delle sigle sindacali ma dei lavoratori, quell’unità che serve a conquistare nuovi diritti e a difendere chi è più debole, per non lasciare nessuno indietro. Insieme siamo imbattibili.