LUCI ED OMBRE SULLA ZARINA

Comunicato n. 31/14

Roma -

 

Al termine di un mandato sicuramente lungo e tormentato, ci corre l’obbligo di fare il punto della situazione, in relazione ai sei anni di gestione della direzione regionale uscente.

In verità nel lontano dicembre 2008 eravamo rimasti favorevolmente colpiti dal comportamento subito assunto dalla nuova direzione regionale, che finalmente sembrava porre alla base di ogni relazione sindacale la corretta comunicazione, nonché il costante riferimento al tavolo negoziale, facendosene in toto garante.

La discontinuità auspicata rispetto alla precedente dissennata gestione imposta dallo zar Pietro sembrava ormai cosa fatta. Del resto, il solo fatto di ritornare a frequentare sedi istituzionali anziché aule di tribunali voleva pur dire qualcosa…

Oggi, a conti fatti, dobbiamo purtroppo ricrederci e prendere atto di una realtà oggettivamente diversa, che ha visto alternarsi indiscutibili luci e molte ombre.

Certamente non è stato facile rimettere insieme i cocci derivanti da un sistema feudale ereditato (e di questo bisogna darle doverosamente atto), così come la graduatoria nazionale della produttività dell’area vigilanza sta lì a testimoniare in maniera inequivocabile il balzo in avanti spiccato dalla regione a tutti i livelli.

Dalle aziende visitate ai lavoratori in nero e irregolari, fino agli importi accertati a tutto il 31.12.2013, il Lazio negli ultimi quattro anni ha risalito la china e oggi risulta alle spalle della sola Lombardia peraltro con una forza ispettiva carente.

Un dato di tutto rispetto raggiunto con fredda determinazione, al quale tuttavia fanno da contraltare taluni comportamenti dapprima abbozzati poi decisamente  assunti con una sorprendente regolarità nell’ambito delle relazioni sindacali che hanno lasciato francamente a desiderare e che oggi possiamo così sintetizzare: 

  • Gestione clientelare palese nell’assegnazione delle posizioni organizzative        
  • Mancanza di autorevolezza nell’aver concesso tavoli separati per 18 mesi        
  • Collezione di numerosi atti di diffida e messa in mora per mancata trasparenza

Non vanno, peraltro, dimenticati tout court i numerosi accordi opportunamente siglati proprio nei momenti di crisi e che hanno provato ad imporre, grazie al collaborazionismo confederale, visioni del tutto unilaterali e non condivise della “riorganizzazione” perennemente in corso… Accordi rivelatisi poi carta straccia:  

  • 05.07.2011 – 1. edizione linee guida front office (applicata in via provvisoria);
  • 18.10.2011 – 2. edizione linee guida front office, che corregge la precedente;
  • 12.06.2012 – 3. edizione linee guida front office, che sconfessa le precedenti;
  • 29.01.2013 – accordo regionale per apertura agenzia territoriale di Fiumicino;
  • 26.03.2014 – accordo regionale sulla mobilità indennizzata.

Velo pietoso sulle “settimane del kaizen” così ribattezzate dal personale e sulle reali intenzioni di ottenere la restituzione del maltolto nei momenti che contano per i colleghi come, ad esempio, la vergognosa penalizzazione di 614 lavoratori del Lazio testimonia. L’ultima imbarazzante disavventura in ordine di tempo di una direzione accentrata e decisionista, ma lontana dagli interessi della gente.

In questo ultimo giorno di scuola, tra emozioni strategiche e le solite sbavature, le complicità e le clientele di un matriarcato sapientemente gestito nel corso di questi sei lunghi anni ci sovvengono proprio tutte. Ne faremo finalmente a meno.