NEGARE IL BUONO PASTO AL LAVORO AGILE TRANSITORIO? “SBAGLIATO”

Roma -

(110/20)   L’amministrazione nella riunione dello scorso 11 settembre ha comunicato che non sarà più riconosciuto il buono pasto a chi svolgerà attività in smart working dal 15 settembre, in quanto da tale data il lavoro agile cessa di essere considerato la modalità ordinaria di svolgimento dell’attività lavorativa.

Una decisione a nostro avviso sbagliata, che non tiene conto del fatto che l’emergenza sanitaria non sia affatto superata, tanto è vero che la stessa amministrazione parla di fase transitoria. Di fatto è necessario che almeno il 50% del personale non si rechi in ufficio, perché altrimenti salterebbero quelle misure di prevenzione e sicurezza che ci si è dati con l’accordo dello scorso 3 giugno per contenere la diffusione del virus SARSCoV-2.

Se è obbligatorio tenere lontano dagli uffici un numero consistente di lavoratrici e lavoratori, perché non riconoscere loro il buono pasto? La volontarietà del lavoro agile in fase transitoria è una falsa impostazione, in quanto non siamo liberi di tornare tutti e tutti insieme in ufficio. Allora perché penalizzare chi dà una mano all’amministrazione chiedendo l’autorizzazione a lavorare in smart working transitorio?

Torniamo a chiedere che si continui ad erogare il buono pasto nei giorni di lavoro in smart working, altrimenti dovremmo pensare ad un ulteriore segno di ostilità da parte dell’amministrazione centrale nei confronti dei lavoratori dell’Istituto, invece di essere riconoscente verso chi in questi mesi si è sacrificato non badando all’orario di lavoro ed è disponibile a sacrificarsi ancora per la sicurezza generale in questo delicato momento. Tutti i lavoratori devono essere trattati in pari modo: sia quelli che assicureranno la presenza in sede sia chi opererà da remoto dalla propria abitazione.

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