PER IL RIENTRO IN PRESENZA SI PARTA DAI VOLONTARI PERCHE’ INVECE ALL’INPS CI SI COMPLICA SEMPRE LA VITA?

Roma -

(109/20) Siamo ancora nel pieno dell’emergenza sanitaria e alla vigilia di una probabile recrudescenza del fenomeno epidemiologico con l’approssimarsi della stagione invernale ma, a partire dal Governo, si fa finta che vada tutto bene e si avvia la cosiddetta fase transitoria dello smart working.

L’INPS si adegua alla lettera, senza ascoltare i suggerimenti e le proposte che arrivano dalla parte sindacale, almeno quella non disposta a sostenere sempre e comunque gli organi, anche quando sbagliano. Il messaggio Hermes N. 3317 del 14/9/2020 mitiga leggermente quanto disposto dal precedente messaggio N. 3295 dell’11/9/2020, chiarendo che i lavoratori fragili non sono tenuti a garantire i rientri settimanali, che la percentuale delle presenze da assicurare, pari al 50%, debba essere calcolata su base mensile, assicurando tuttavia giornalmente un presidio numericamente adeguato a garantire l’ordinato e tempestivo svolgersi dell’attività. Quest’ultima affermazione, peraltro, oscura in parte gli ottimi risultati ottenuti in questo periodo con il lavoro agile a distanza prestando il fianco alle critiche più retrive piovute nei mesi scorsi sulla pubblica amministrazione. Insomma, siamo di fronte a piccoli ritocchi che non modificano la sostanza.

Perché non si verifica preventivamente quanti siano i volontari che intendono tornare stabilmente in ufficio? Potrebbe accadere che risultino in numero sufficiente a garantire un’adeguata presenza e che non vi sia la necessità di chiedere a chi sceglie di continuare a lavorare in smart working di dover assicurare rientri settimanali. Visto che il lavoro agile dalla data odierna è condizionato alla richiesta del dipendente e all’autorizzazione del dirigente, cosa accadrebbe se decidessimo di tornare tutti in presenza nelle sedi? Come verrebbe garantita la sicurezza e il rispetto delle misure anti Covid? Con le disposizioni impartite dall’amministrazione centrale e basate sul principio di una rigida rotazione, si rischia di obbligare a lavorare in smart working chi preferirebbe recarsi sempre in in sede e, viceversa, far andare fisicamente in ufficio chi opterebbe volentieri per il lavoro a distanza. Perché all’INPS ci si deve sempre complicare la vita?

Questa mattina abbiamo appreso che alcuni direttori hanno chiesto la restituzione dei pc portatili consegnati in emergenza sanitaria per svolgere il lavoro domiciliare. I dipendenti che vorranno proseguire l’attività in smart working dovranno dotarsi di una propria apparecchiatura informatica. Sono casi isolati o ci sono disposizioni in tal senso da parte dell’amministrazione centrale? Perché chiedere la restituzione delle apparecchiature se l’emergenza sanitaria non è ancora terminata? Come facciamo a far finta che vada tutto bene e che le scelte adottate dall’INPS siano le migliori?

Oggi riprendono gli incontri sindacali in presenza, come voluto fortemente dalla USB, che ha più volte sottolineato come non fosse giustificato continuare gli incontri del tavolo sindacale in videoconferenza quando ai lavoratori è richiesto di tornare in presenza in sede. Diverse organizzazioni sindacali si sono affrettate a chiedere il contingentamento delle presenze al tavolo per problemi di sicurezza, tanto che si è optato per un sistema misto:  alcuni in presenza e alcuni in video. Ma quale sala della direzione generale è stata scelta per la riunione? La sala 24 che, per chi conosce gli uffici centrali, è tra le più piccole disponibili. C’è la sala del Consiglio d’Amministrazione, nota come Sala Trizzino, c’è la Sala Billia, con ampi spazi e dove abitualmente si svolgevano le riunioni sindacali prima della pandemia, c’è la Sala Mancini, con i suoi quasi 300 posti, ci sarebbe infine l’Auditorium di Via Ballarin con 450 posti e un distanziamento siderale assicurato. Fatto sta che è prevista la presenza di un solo rappresentante per sigla, che fa il paio con i cinque minuti ad intervento proposti dalla direttrice generale ed accettati da tutti i sindacati ad eccezione della USB. Si sta approfittando del Covid per un giro di vite nelle relazioni sindacali dell’INPS: chi non se ne accorge o è un idiota o, peggio, è compiacente con questo modo di operare. Noi manteniamo la guardia alzata.