“QUEI BRAVI RAGAZZI” BUGIE E IPOCRISIE SUL CCNI SMASCHERATE ALL'ASSEMBLEA USB

Nazionale -

(92/21)  Ancora una partecipatissima assemblea in videoconferenza organizzata dalla USB INPS venerdì 9 luglio, con oltre 700 collegamenti tra Teams e Facebook. Decine di lavoratori sono intervenuti per esprimere rabbia e sconcerto di fronte alla firma di un contratto integrativo che non porta niente di buono per la generalità dei dipendenti e al contempo introduce elementi potenzialmente dirompenti per la qualità dell'ambiente lavorativo in INPS. L’accettazione delle “pagelline” da parte di Cgil, Cisl, Uil e Confsal Unsa ha una portata storica, perché cancella in un colpo vent’anni d’impegno sindacale con il quale si è impedito che all’INPS fosse introdotto uno strumento di valutazione vecchio, divisivo, discrezionale. Quei sindacati hanno accettato le schede di valutazione individuale e il reassessment, che dal punto di vista organizzativo si è rivelato deleterio per il buon funzionamento dell’Istituto.

Anche la USB era favorevole ad un contratto integrativo biennale, per restituire valore alla contrattazione, ma i contenuti dovevano essere diversi: aumento generalizzato del TEP a 600 euro mensili con importo uguale per tutti, riconoscimento economico per i lavoratori delle Aree A e B, progressioni economiche interne alle aree, indennità Covid anche per il 2020. Si è scelto invece di aumentare le indennità di una parte del personale mentre la maggioranza resta ferma al palo. Quei bravi ragazzi che hanno firmato il contratto integrativo continuano a sostenere che le posizioni organizzative devono essere finanziate necessariamente con il Fondo di tutti, ma alle Agenzie Fiscali è previsto che una parte dell’indennità sia finanziata dall’Amministrazione. Le Agenzie Fiscali non fanno forse parte del pubblico impiego e, nello specifico, dello stesso Comparto Funzioni Centrali di cui fa parte l’INPS? Mistero...

A stare alle descrizioni delle organizzazioni sindacali che hanno firmato il contratto integrativo, un accordo migliore non si poteva raggiungere. È possibile avere qualche dubbio? Le progressioni economiche per i soli A e B arrivano in forte ritardo rispetto a quando si sarebbero potute fare (2018) e non si sono fatte per volontà di chi oggi ha firmato il contratto integrativo, che all’epoca pretese di circoscrivere i passaggi a chi nel 2016 non aveva potuto partecipare alle selezioni per malattia o non aveva superato la prova, definendo quelle come “selezioni di recupero”. Restano in ogni caso esclusi da qualunque considerazione i lavoratori collocati ad A3 e B3. Anche l’Area C è esclusa dalle progressioni economiche e bisognerà vedere se e come sarà rivista la norma che ha messo un tetto ai Fondi. Quel che appare certo è che non si potrà più ricorrere al riassorbimento del TEP in occasione dei passaggi, uno strumento che ha permesso in passato una crescita professionale pressoché generalizzata. Anche in questo caso saremo accusati di “vaneggiare”? Oppure la differenza sta nel fatto che noi abbiamo il coraggio di dire le cose come stanno con chiarezza, senza nascondere i fatti? Chi è stato a promettere al personale assunto nel 2019 il pagamento del TEP all’indomani della firma dell’ipotesi di contratto integrativo e oggi è costretto a scrivere che il TEP per quei lavoratori sarà erogato solo dopo la ratifica dell’accordo da parte dei ministeri vigilanti e la firma definitiva del contratto integrativo? Ovviamente con gli arretrati che decorreranno da quando è stato maturato l’anno di anzianità in INPS.

Oggi chi ha firmato il contratto integrativo vanta di aver ottenuto un anticipo del saldo del valore medio di circa 2.000 euro, come se a pagarcelo sia il sindacato, ma dovremmo forse ringraziare perché una parte di quanto ci è dovuto per la produttività garantita nel 2020 ci arriva dopo sette mesi? E questo giustificherebbe la capitolazione su pagelline, reassessment e TEP?

Lasciamo a voi giudicare. Noi, come sempre, siamo disponibili ad un confronto pubblico con quelle organizzazioni sindacali rispetto ai contenuti del contratto integrativo appena siglato, così come abbiamo proposto in passato per quanto riguarda le proposte di nuovo sistema di classificazione da definire all’interno del nuovo contratto collettivo 2019-2021. Abbiamo sempre invocato la massima trasparenza nella consapevolezza che la conoscenza dei fatti da parte dei lavoratori sia un elemento essenziale. Finora, ai nostri ripetuti appelli al confronto pubblico assembleare nessuno ha risposto.

Infine, una riflessione sull’ipocrisia di un’Amministrazione che a parole riconosce il grande impegno profuso dai lavoratori ma non riesce a difenderne i diritti nei confronti dei ministeri vigilanti, verso i quali ha un atteggiamento ossequioso e subalterno, mentre a livello sindacale esprime un autoritarismo privo di autorevolezza che porta a scelte ostili ai lavoratori. 

                  

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