BOERI PARLA DA POLITICO E DA PADRINO

Comunicato n. 98/18

Nazionale -

Il presidente Boeri ha chiuso le celebrazioni dei 120 anni dell’INPS con un discorso imbarazzante, intriso di attacchi politici e sfacciati endorsement. Ha esordito scagliandosi contro il governo, colpevole a suo dire di non aver ancora fornito all’Istituto precise indicazioni su quota 100 e reddito di cittadinanza, omettendo ogni riferimento alla trattativa in corso con la Commissione Europea sull’intera Legge di Stabilità 2019, quindi comprese le misure a cui ha fatto riferimento il presidente dell’INPS. Di estrema gravità la sua denuncia in merito a pressioni fatte all’INPS per modificare le previsioni di spesa delle norme per renderle compatibili con i vincoli di bilancio. A noi risulta invece che ci siano state pressioni interne all’Istituto esercitate sul Coordinamento statistico attuariale per modificare i dati oggettivi. In entrambi i casi ci troviamo di fronte ad una situazione inquietante, ma il presidente, che ha fonti di prima mano, non si deve limitare alle esternazioni ma denunciare tali eventuali pressioni all’autorità giudiziaria. Boeri ha poi proseguito il suo intervento con un accorato appello a favore di due suoi pupilli, Busacca e Antichi, quasi a voler rivendicare il ruolo di padrino dei due “figliocci” dirigenti.

Parlando del capo della segreteria tecnica, Boeri ha utilizzato immagini da libro Cuore, riferendo che a tarda sera chi passa su Via Cristoforo Colombo può vedere le finestre illuminate dell’ufficio di Busacca, che si attarda a svolgere preziosi compiti con grande senso del dovere e spiccate capacità professionali. E pensare che invece noi ci siamo chiesti chi fosse  quell’impiegato così distratto da lasciare sempre le luci accese.

Boeri ha proseguito socializzando la condizione di disagio lavorativo di Busacca, al suo primo incarico triennale da dirigente di prima fascia, quindi interessato ad ottenere un rinnovo di funzione di pari grado per essere riconosciuto dirigente generale a tutti gli effetti. Gettando la platea nel più vivo sconforto per la sorte del dirigente, Boeri ha voluto raccontare come lo stesso Busacca lo abbia esortato a non guardare ai suoi interessi ma a proseguire nell’azione di razionalizzazione delle posizioni dirigenziali di prima fascia, avviata con la diminuzione del numero di direzioni centrali. A questo punto del discorso presidenziale non sapevamo se tirare fuori dalla tasca il fazzoletto delle occasioni per asciugare le lacrime di commozione che ci rigavano il volto di fronte a cotanto spirito di abnegazione, o se indignarci per la faccia tosta di Boeri che ha sì tagliato il numero delle direzioni centrali, sopprimendo uffici importanti come l’organizzazione, la formazione e la gestione della posizione assicurativa, ma non il numero complessivo delle funzioni dirigenziali di prima fascia, prevedendo inutili e dannosi incarichi, come le tre direzioni di coordinamento metropolitano di Milano, Roma e Napoli, nonché lo stesso ufficio di segreteria tecnica unica cucito addosso proprio a Busacca.

Boeri, nella sua foga Deamicisiana, è riuscito a superare se stesso ed ha lanciato un monito a chi prenderà a breve il suo posto: l’incarico di responsabile del Centro Studi, secondo il professore della Bocconi, non può essere soggetto a spoils system. Forse può sfuggire ai più, ma non a noi, che a capo del Centro Studi dell’INPS c’è Massimo Antichi, il dirigente famoso per avere accumulato un numero svariato d’incarichi dirigenziali art. 19, comma 6, del D.Lgs 165/2001, vale a dire incarichi provvisori affidati a figure professionali non reperibili all’interno dei ruoli dell’amministrazione. Insomma Antichi ha  costruito la sua carriera sulla base d’incarichi provvisori affidatigli  direttamente senza alcuna selezione.

Mentre nessuno s’interessa del destino dei lavoratori delle Aree A e B, è altamente “educativo” vedere con quanto interesse il presidente dell’Istituto cerchi di valorizzare due suoi pupilli che percepiscono 240.000 euro l’anno, o come pensi di continuare a presidiare anche in futuro le banche dati dell’INPS, a guardia delle quali ha messo tutte persone di sua fiducia.

Dal presidente dell’INPS ci saremmo aspettati un discorso di ben altro spessore, a conclusione di un evento celebrativo così importante come la storia dei 120 anni dalla fondazione della Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai, trasformata negli anni fino ad assumere nel 1943  la denominazione di Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.

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