CISL E UIL FIRMANO LA RIFORMA DEI CONTRATTI, LA RdB INVITA I LAVORATORI AD OPPORSI.

Comunicato n. 5/09

Nazionale -

Ancora una volta (purtroppo!!!) abbiamo avuto ragione. Da oltre un anno e mezzo, infatti, denunciavamo l’intenzione dei sindacati concertativi di peggiorare il modello contrattuale con un attacco a salari e diritti dei lavoratori. Giovedì  scorso CISL e UIL hanno sottoscritto un pessimo “Accordo quadro per la riforma degli assetti contrattuali”, concordando un modello comune tra il settore pubblico e quello privato.

 

La fregatura per i lavoratori è scritta nero su bianco senza fraintendimenti:

·        al posto dell’attuale inflazione programmata si introduce un indice di inflazione europeo (IPCA), sempre teorico;

·        si prolunga di un anno la validità della parte economica del contratto, passando  da due a tre anni, parificando a questa scadenza anche la parte normativa, che in precedenza valeva quattro anni;

·        per il pubblico impiego si prevede di recuperare gli eventuali scostamenti tra indice teorico ed inflazione reale nel triennio contrattuale successivo.

 

E’ stato quindi peggiorato il già bruttissimo accordo del luglio ’93, che non firmammo allora e che abbiamo sempre criticato in questi anni, nel quale si prevedeva il recupero del differenziale tra inflazione teorica ed inflazione reale nel biennio successivo al verificarsi dello scostamento. Con l’accordo di giovedì scorso bisognerà aspettare almeno tre anni, che potrebbero aumentare se continuasse la pratica di rinnovare i contratti con grave ritardo rispetto alla loro scadenza naturale. Già a maggio del 2007, quando CGIL-CISL-UIL firmarono l’impegno con il Governo Prodi per l’introduzione nel pubblico impiego del contratto triennale, senza peraltro avvertire l’esigenza di consultare i lavoratori, evidenziammo i guasti di questo nuovo modello.

 

E se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, il contratto del Parastato 2008-2009, firmato da CISL e UIL lo scorso 23 dicembre, ha mostrato i limiti del contratto triennale ancor prima dell’accordo del 22 gennaio con Governo e Confindustria. Infatti l’intesa del Parastato prevede per un C1:

·        per il 2008 soltanto la mancetta della vacanza contrattuale (120 euro medi lordi annui in tutto);

·        per il 2009 un aumento contrattuale suddiviso tra stipendio tabellare ed indennità di ente (80 euro medi lordi mensili in totale);

·        per il 2010 di nuovo la mancetta della vacanza contrattuale (altri 115 euro medi lordi annui in tutto);

per una percentuale media annua di incremento salariale complessivo pari a circa l’1,6%, mentre per il solo 2008 l’ISTAT ha già certificato un’inflazione annua del 3,3%. Anche se volessimo ragionare seguendo la logica degli accordi del ’93 scopriremmo che siamo stati fregati, per non parlare poi del rapporto con il costo della vita, con l’aumento dei prezzi, delle tariffe, dei mutui e degli affitti.

Ma le novità dell’accordo di giovedì scorso, firmato da CISL e UIL, non finiscono qui:

·        si prevede la possibilità di definire, con la contrattazione collettiva, forme di bilateralità per il funzionamento di servizi integrativi di welfare (in modo più esplicito significa aumentare i profitti dei sindacati, attraverso la formazione di enti bilaterali che gestiscano servizi oggi affidati alle amministrazioni pubbliche o altri servizi decisi dal governo);

·        ci si impegna a garantire periodi di “tregua sindacale” nella fase della contrattazione (con l’intento di impedire qualunque protesta);

·        si punta a ridurre il numero dei contratti collettivi e ad intervenire sulle regole della rappresentanza, con l’ipotesi di affidare all’INPS la certificazione delle iscrizioni sindacali;

·        per i servizi pubblici locali si prevede l’introduzione di nuove regole per la proclamazione degli scioperi, che vincolino tale diritto ad una maggioranza sindacale (chiaro l’obiettivo di impedire alla singola organizzazione di esercitare il diritto di sciopero che la Costituzione invece riconosce al cittadino anche in forma individuale).

 

Non solo un attacco ai salari dei lavoratori, dunque, ma anche il tentativo di disegnare nuove regole sulla rappresentanza sindacale, magari con il malcelato obiettivo di togliere spazio ad un’organizzazione come la nostra, scomoda perché dichiaratamente antagonista e conflittuale. Un accordo che mira a limitare anche i diritti fondamentali dei lavoratori, come il diritto di sciopero.

 

C’è bisogno di una risposta forte contro quest’intesa, contro  CISL e UIL che agiscono come complici del Governo e di Confindustria, trasformandosi sempre più in holding assicurativa, attraverso la diversificazione di attività di patronati, enti bilaterali, fondi per la previdenza complementare, agenzie di lavoro. Da tutto questo la CGIL dovrebbe prendere le distanze in modo inequivocabile se vuole essere credibile e recuperare la fiducia dei lavoratori, cominciando magari a ritirare la firma dal memorandum sul pubblico impiego siglato con il Governo Prodi, nel quale si delineavano le scelte che, successivamente, sono state riprese dal Piano industriale di Brunetta e dai contratti nazionali di lavoro: maggiore potere ed autonomia alla dirigenza, anche nella valutazione del personale; incentivi individuali legati al parere della dirigenza e dell’utenza; progressione di carriera vincolata al giudizio del dirigente; salario accessorio utilizzato per il prolungamento dell’attività di sportello e per la stabilizzazione dei precari.

 

I lavoratori devono decidere da che parte stare: se sono contenti della politica sindacale di questi anni, degli accordi sottoscritti dai sindacati concertativi, continuino pure a sostenere queste organizzazioni con le adesioni e con i voti alle elezioni RSU, dando così modo alla CISL di affermare che i sindacati concertativi, nel loro complesso, rappresentano nel Parastato  l’80% dei lavoratori (che poi non è vero, visto che il 30% di lavoratori non è iscritto ad alcun sindacato); se invece i lavoratori si sono stancati di un sindacato padre padrone, che agisce con l’arroganza di chi pensa di avere un potere assoluto, allora questo è il momento di restituire le tessere e di togliere fiducia a chi svende i diritti dei lavoratori.

 

Il 10 FEBBRAIO invitiamo tutti i lavoratori a partecipare alla consultazione promossa dalla RdB per respingere il contratto collettivo 2008-2009 e dire così NO anche a tutti gli accordi fatti sulla pelle dei lavoratori pubblici.

 

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