INPS, SULLA CIRCOLARE 103 PREVALE IL BUONSENSO - CCNI 2018: CONFERMATO QUANTO DETTO E SCRITTO DA USB

Comunicato n. 96/19

Roma -

INPS, SULLA CIRCOLARE 103 PREVALE IL BUONSENSO

Non parteciperemo alla gara che si è scatenata subito dopo l’annuncio ufficiale del rinvio dell’applicazione della Circolare N. 103/2019 su chi abbia determinato tale decisione da parte dell’Amministrazione.

A nostro parere ha prevalso il buonsenso e, per una volta, la pressione collettiva esercitata da tutte le forze sindacali, compresa quindi la USB che su questo aveva minacciato lo sciopero, ha prodotto il risultato auspicato.

Ora si tratta di non perdere tempo prezioso e di affrontare immediatamente i problemi che quella circolare ha fatto emergere in modo inconfutabile, a cominciare dalla carenza di personale e dall’inadeguatezza  del modello di organizzazione del lavoro costruito sulla parcellizzazione delle competenze. Ribadiamo qui la necessità di un ritorno all’organizzazione per processi.

La discussione sindacale sulla Circolare 103, affrontata all’interno della USB  nel recente Coordinamento nazionale dei delegati svoltosi a Frascati, ha fatto emergere ulteriori problemi che debbono essere esaminati  indipendentemente dall’esito di tale circolare. I molteplici canali di comunicazione con l’INPS producono a volte la duplicazione di una stessa richiesta, determinando un aggravio su chi è chiamato a rispondere alle istanze del cittadino. Il restringimento dell’orario di servizio delle sedi,  imposto dal Ministero dell’Economia, mal si coniuga con la previsione dell’apertura pomeridiana degli sportelli. Il servizio di vigilanza spesso non è garantito per l’intero orario di servizio. Istituti contrattuali quali i turni e gli straordinari devono essere recuperati nel caso si voglia andare ad un’apertura pomeridiana degli sportelli, facendo prevalere comunque il criterio della volontarietà tra i lavoratori. Come abbiamo visto, le questioni da affrontare sono numerose e bisognerebbe iniziare subito un confronto costruttivo.

 

CCNI 2018: CONFERMATO QUANTO DETTO E SCRITTO DA USB

Su questo argomento abbiamo ben poco da riferire oltre a quello che abbiamo già detto e scritto. La comunicazione del direttore centrale risorse umane data ai sindacati nel corso della riunione dell’Osservatorio  sull’innovazione del 10 ottobre scorso, ha confermato quanto detto e scritto dalla USB il 4 ottobre, giorno dell’Assemblea nazionale convocata a Roma davanti all’ingresso della direzione generale dell’Istituto. Non si comprende tuttavia perché aspettare novembre per pagare il saldo dell’incentivo 2018 ed i compensi relativi agli altri istituti come il TEP.

Quel che è certo è che vanno rivisti i tempi di erogazione del premio di produzione, come abbiamo scritto di recente. Ormai vengono erogati solo piccoli acconti, anticipi del saldo, con una diluizione delle competenze spettanti che fa perdere d’efficacia tale strumento di salario accessorio sulle retribuzioni dei lavoratori. A nostro parere occorre tornare a tre scadenze annuali, due acconti ed un saldo, con tempi che devono essere rispettati. Le scadenze precedenti al nuovo sistema di pagamento degli incentivi erano luglio e novembre per gli acconti e febbraio dell’anno successivo per il saldo. L’individuazione di tali scadenze non era casuale ma teneva conto delle esigenze dei lavoratori. Occorre ripristinare un sistema simile, concentrando le risorse disponibili in tre scadenze che devono essere rispettate, perché non è accettabile che si lascino i lavoratori nell’indeterminatezza quando ormai risulta acquisita da tempo la produttività dell’anno di riferimento.

Approfittiamo di questo ragionamento sull’incentivo 2018 per ribadire la nostra richiesta di evitare che la sede di Roma Montesacro diventi il capro espiatorio necessario a giustificare un sistema di rilevazione della produttività che deve essere rivisto. Ci rivolgiamo al presidente perché intervenga prima del pagamento del saldo a sanare un’ingiustizia. Dopodiché occorre aprire una franca discussione sull’utilizzo del salario accessorio, in buona parte finanziato con risorse economiche in precedenza destinate a remunerare turni, straordinari ed altri istituti, oltre alle somme accantonate ad ogni rinnovo contrattuale e finite nel Fondo della produttività invece che nelle tasche dei lavoratori. Quando affermiamo che i soldi dell’incentivo sono risorse sottratte ai lavoratori e restituite con il ricatto della produttività intendiamo questo e non è quindi un semplice slogan.

Per finire sul tema contrattazione integrativa, quando saranno noti i contenuti della nota con la quale i ministeri vigilanti certificano il contratto integrativo 2018 si capirà che il vero problema sarà l’ipoteca lanciata dagli organi di controllo sulla definizione del contratto integrativo 2019, come USB sta ripetendo da giorni.

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