Per una pubblica amministrazione realmente al servizio dei cittadini!

In allegato il volantino impaginato

Nazionale -

La polemica scatenata sui pubblici dipendenti, descritti come fannulloni, e su una pubblica amministrazione inefficiente e spendacciona, trova terreno fertile tra chi deve ogni giorno fare i conti con la burocrazia di questo Paese.

In tal modo si costruisce una trappola mediatica per giustificare la distruzione di un sistema di garanzie sociali, realizzato con le lotte operaie degli anni ’60 e sostituito oggi da un modello che insegue le logiche di profitto delle aziende private.


L’odio contro la pubblica amministrazione ed i suoi dipendenti è così utilizzato come distrazione per cancellare o ridurre drasticamente il sistema pubblico di garanzie.


La riforma pensionistica del 1995 produce i suoi frutti avvelenati, svuotando di valore la pensione pubblica, rendendo così necessaria una previdenza complementare privata (la famosa seconda gamba), che poggia sulla rinuncia dei lavoratori al proprio TFR.


Si scatenano gli appetiti di banche, assicurazioni e delle stesse organizzazioni sindacali che appoggiarono la riforma pensionistica del ’95 e che figurano tra i gestori di fondi pensione.


All’INPS è affidata la gestione di un fondo pensione denominato FONDINPS, nel quale confluisce l’indennità di fine rapporto di quei lavoratori che non scelgono di mantenere il TFR in azienda e che non hanno un fondo categoriale di riferimento. L’ente previdenziale pubblico chiama i suoi dipendenti a fare da consulenti della previdenza complementare e la RdB-CUB dichiara l’obiezione di coscienza dei propri associati su tale attività.


La stessa RdB-CUB in questi dodici anni si è sempre opposta a quello che ha definito lo “scippo” del TFR dei lavoratori ed ha avanzato concrete proposte per evitare il buco nelle casse previdenziali:


> Vera lotta all’evasione contributiva: troppi sono i lavoratori in nero o solo  parzialmente messi in regola;


> Fine del precariato, del lavoro flessibile, atipico, che sottrae contribuzione alle casse previdenziali e diritti ai lavoratori;


> Separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale, che comprende la maternità, la malattia, la cassa integrazione… Tutti sacrosanti diritti che però non possono essere confusi con la spesa previdenziale e debbono essere messi a carico della fiscalità generale.

 


Negli ultimi anni, per ripianare il debito pubblico dello Stato, i governi di entrambi gli schieramenti non hanno esitato a vendere il patrimonio immobiliare pubblico degli enti, comprese le sedi istituzionali, obbligando le amministrazioni pubbliche a pagare un canone di affitto ed a sostenere le spese ordinarie e straordinarie di manutenzione per stabili in precedenza di proprietà delle stesse.


Si sono attaccate le “riserve tecniche” di enti come l’INAIL, utili a garantire nel corso degli anni  il pagamento delle rendite ai lavoratori infortunati.


Una politica contraria ad ogni logica di buon senso! Sono forse questi i risparmi che si vogliono attuare, come quando si fa ricorso al lavoro precario, pagando profumatamente le agenzie di lavoro e quattro soldi i lavoratori precari?


Contro la svendita degli immobili pubblici soltanto la RdB-CUB è intervenuta con mobilitazioni e ricorso al TAR, così come contro il proliferare del precariato nel pubblico impiego.


La recente proposta dell’attuale governo di accorpare gli Enti previdenziali ed assicurativi pubblici in un unico soggetto è la conseguenza di un progetto che riguarda lo smantellamento della previdenza pubblica e la svendita degli immobili pubblici, come descritto in precedenza. Si ipotizza un accorpamento territoriale del personale delle diverse amministrazioni, con l’obiettivo di una riduzione complessiva degli organici e della spesa.


La RdB-CUB si oppone a questo disegno, perché opporsi  vuol dire difendere i servizi che gli enti pubblici garantiscono alla cittadinanza.


 Anche l’opposizione alla chiusura del Pubblico Registro Automobilistico ed alla probabile privatizzazione dell’ACI, altre proposte governative non condivise dalla RdB-CUB, nasce dalla consapevolezza che la cancellazione di un’anagrafe pubblica degli autoveicoli potrebbe compromettere la sicurezza e la tutela dei cittadini in caso di furto del veicolo o di incidente e, comunque, si tratterebbe di una falsa liberalizzazione con il pericolo di un aggravio dei costi per gli utenti.


Questa nostra iniziativa di piazza, oggi, non deve essere considerata come la difesa di interessi corporativi: abbiamo la consapevolezza e l’orgoglio di lavorare nella pubblica amministrazione e siamo impegnati, come lavoratori e militanti sindacali, per favorirne il buon funzionamento.


Non siamo noi i fannulloni: i disservizi sono quasi sempre frutto della volontà di affossare il pubblico per mettere tutto in mano ai privati e ricavarne quindi profitto. Non è successo così con la sanità, ridotta allo sfascio per favorire le cliniche private o gli ambulatori di lusso privati, dove una visita costa un terzo di un intero stipendio e metà di una pensione media?

 

E’ questa la società che vogliamo?