ESITI ASSEMBLEA NAZIONALE AREE A e B

Comunicato n. 13/09

Nazionale -

 

Un’assemblea riuscita, al di là del numero dei partecipanti, perché era necessaria e perché è servita a fare chiarezza su tanti punti, primo fra tutti quello dei possibili passaggi a B1 e C1.

 

Circa settanta lavoratori delle aree A e B hanno partecipato all’assemblea indetta dalla RdB-CUB, evidenziando la delusione e la rabbia di chi quotidianamente svolge mansioni superiori, accollandosi spesso responsabilità dirette, senza avere una reale prospettiva di crescita professionale ed economica.

 

Avevamo convocato l’assemblea per sollecitare l’amministrazione a chiedere ai ministeri vigilanti l’autorizzazione a bandire selezioni a B1 ed a scorrere le graduatorie a C1, in base alle possibilità riconosciute dalla circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica del 27 gennaio 2009, nella quale è indicato il termine del 1° marzo (non perentorio) per la presentazione delle richieste da parte delle amministrazioni pubbliche.

 

Nell’incontro che il Capo del Personale ha concesso ad una delegazione di lavoratori è emerso quanto segue:

 

Ø  PASSAGGI – I dati dell’amministrazione fissano in 1.811 il numero di pensionamenti 2008; la circolare del 27 gennaio permette di utilizzare il 10% di questi pensionamenti per passaggi di area o nuove assunzioni, quindi il dato si riduce a 181; di questi posti occorre lasciarne il 50% per un possibile accesso dall’esterno; pertanto è possibile chiedere l’autorizzazione solo per 90 posti.

Preso atto di tali dati, abbiamo suggerito all’amministrazione di chiedere l’autorizzazione per altri 90 posti, per arrivare almeno a 180, utilizzando le risorse che la circolare indica per le stabilizzazioni, non essendoci all’INPS personale da stabilizzare nel 2009 visto che per i precari di Bolzano è già stata richiesta l’autorizzazione nell’ambito delle risorse 2008.

 

Ø  CERTIFICAZIONE DELLE MANSIONI – Nel rinnovare la proposta di un accordo di programma che indichi una prospettiva di crescita professionale nell’arco di qualche anno, abbiamo rinnovato la richiesta di ottenere almeno ordini di servizio che indichino le reali mansioni svolte dai lavoratori dell’Istituto; su questo punto il Capo del Personale è apparso perentoriamente contrario, giustificando tale posizione con la necessità di salvaguardare i dirigenti; a questo punto abbiamo fatto presente che non accetteremo episodi di ritorsione o minacce nei confronti di quei lavoratori che faranno valere i propri diritti chiedendo l’indicazione delle mansioni proprie della qualifica di appartenenza e che rifiuteranno di continuare a svolgere mansioni superiori non riconosciute e non retribuite.

 

Ø  INCENTIVAZIONE 2009 – L’incontro ha messo definitivamente in chiaro (se mai ce ne fosse ancora bisogno!) che le somme decurtate dal governo sul salario accessorio 2009 non sono state restituite; allo stesso tempo il Capo del Personale ha manifestato fiducia sulla restituzione di queste risorse e, in ogni caso, ha comunicato che l’amministrazione si è attivata per cercarle sui propri capitoli di bilancio con la finalità di ripristinare, se non del tutto, almeno gran parte del fondo sottratto con la Legge 133/2008.

 

 

Ø  UNA NORMA PER L’ISTITUTO – Il Capo del Personale ha riferito che l’amministrazione sta lavorando ad una norma di legge specifica per l’Istituto, per fare in modo di ottenere maggiore flessibilità e autonomia di spesa.

 

 

Prendendo atto della disponibilità del Capo del Personale e, soprattutto, della schiettezza con cui ha affrontato i diversi argomenti, abbiamo espresso la nostra evidente delusione per gli esiti dell’incontro, sollecitando l’amministrazione comunque ad utilizzare le poche possibilità che le norme prevedono per i passaggi da un’area all’altra e chiedendo l’apertura di un confronto serio sul fenomeno mansionismo, che investe in primo luogo e soprattutto le aree A e B, ma che si manifesta anche nell’area C.

 

L’assemblea si è chiusa con la decisione di tornare a promuovere iniziative di protesta che coinvolgano i lavoratori nelle sedi, per tenere viva l’attenzione sul diritto ad avere una retribuzione equivalente al lavoro svolto.

 

Ci dispiace soltanto che dal punto di vista sindacale siamo ancora una volta gli unici ad assumerci l’onere di portare avanti tale vertenza. Su questo i lavoratori dovrebbero cominciare a fare una seria riflessione ed a trarne le dovute conseguenze.

 

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