SEDI INPS CHIUSE IN TUTTA ITALIA

Comunicato n. 64/15

Nazionale -

E’ quello che ci piacerebbe leggere sulla stampa locale e nazionale il giorno dopo lo sciopero generale del lavoro pubblico programmato per venerdì 20 novembre, con manifestazioni interregionali a Milano, Roma e Napoli.

 

Sarebbe la migliore risposta a chi pensa di poter offendere impunemente i lavoratori pubblici con l’offerta di un aumento contrattuale giornaliero pari a sedici centesimi. Sarebbe anche la migliore risposta nei confronti dei vertici dell’INPS, che ci portano in Vaticano dal Papa, ci chiedono di osservare un minuto di silenzio per le vittime della strage terroristica di Parigi, ma in dieci mesi di governo dell’Istituto non hanno fatto niente per migliorare le condizioni economiche e lavorative del personale e non hanno ottenuto alcun risultato in termini di nuove assunzioni per poter assicurare un futuro all’Ente.

 

Sappiamo che è uno sciopero difficile, perché è più semplice e consolatorio pensare che non sia possibile modificare gli eventi, rassegnarsi al senso d’impotenza di fronte ad un martellamento di provvedimenti legislativi che hanno fiaccato la nostra resistenza e capacità di reazione. E’ uno sciopero reso ancora più difficile dalla strage di Parigi di venerdì sera, perché di fronte a quella tragedia trasmessa in diretta televisiva tutto passa in secondo piano, purtroppo anche le vittime di analoghi atti di terrorismo consumati poche ore prima, come i 43 morti di Beirut del 12 novembre, oppure andando a ritroso i 224 dell’aereo russo abbattuto sui cieli dell’Egitto la mattina del 31 ottobre o i 148 massacrati ad aprile in un campus in Kenya. E’ uno sciopero difficile ma necessario, per rivendicare innanzitutto il diritto a protestare civilmente il proprio dissenso nei confronti di politiche sociali che hanno distrutto il Welfare nazionale e aperto la strada alla definitiva privatizzazione di servizi essenziali.

 

Noi lavoratrici e lavoratori dell’INPS siamo orgogliosi di rappresentare una parte importante del Welfare, purtroppo siamo altrettanto consapevoli che le riforme previdenziali degli ultimi vent’anni hanno disegnato un sistema pensionistico pubblico che non garantirà alle future generazioni una vecchiaia dignitosa, anche per colpa di un mercato del lavoro in cui di stabile e indeterminato c’è solo il lavoro precario o in nero.

 

Di fronte alla barbarie della guerra, in qualunque modo sia attuata, è giusto unirsi per manifestare netto dissenso nelle forme che il sistema democratico riconosce. Allo stesso modo, di fronte ad un aggressione nei confronti del lavoro pubblico e dei servizi per i cittadini che non ha precedenti nella storia recente del nostro Paese, è giusto fermarsi, unire le forze del lavoro nella forma di protesta che la Costituzione garantisce: lo sciopero.

 

IL 20 NOVEMBRE SIA LO SCIOPERO DI TUTTE E TUTTI

 

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