INPS, IL CORRIERE DELLA SERA FA IL TIFO PER BOERI

Comunicato n. 54/16

Nazionale -

Due indizi fanno una prova. In sei giorni il Corriere della Sera si è occupato  per ben due volte dell’INPS, del conflitto tra il presidente e il direttore generale, delle scelte organizzative di Boeri contrastate dagli organi di controllo interni, facendo capire più o meno esplicitamente di sostenere l’azione dell’economista milanese.

Se l’articolo di Enrico Marra, pubblicato il 19 settembre, appare ad una prima lettura in qualche modo equidistante rispetto allo scontro tra direttore generale e presidente, anche se ad una lettura più attenta appare chiaro da che parte stia l’editorialista del Corriere, l’articolo del 24 settembre, a firma di Ferruccio de Bortoli, già direttore del quotidiano di via Solferino, è più esplicito nello schierarsi a fianco del presidente dell’INPS.

Il Corriere della Sera, quindi, entra prepotentemente in campo nell’aspro scontro in atto all’INPS e sembra quasi voler accompagnare alla porta il direttore generale “zerotituli” Cioffi, che istituzionalmente potrebbe infastidire Boeri se solo rivendicasse il proprio ruolo, ma dal primo piano di via Ciro il Grande non arrivano segnali di vita.

L’INPS è nel caos. Il presidente tira dritto nonostante il suo Regolamento d’Organizzazione sia stato bocciato nell’ordine: dal direttore generale, dal Collegio dei Sindaci e dal Consiglio d’Indirizzo e Vigilanza, che ha addirittura presentato un ricorso al TAR. Contrariamente a quanto affermato da Ferruccio de Bortoli, a noi risulta che il Dipartimento della Funzione Pubblica abbia avanzato eccezioni rispetto al percorso di valutazione dei candidati alle funzioni dirigenziali generali dell’Ente così come deciso da Boeri, perché verrebbero esautorate le prerogative del direttore generale. Collegialità sì, ma la Commissione esterna non può vincolare l’operato dell’organo di gestione riducendone la funzione al ruolo di passacarte.

Il governo deve intervenire. Ribadiamo quanto già scritto tempo fa: serve la nomina immediata di un Commissario Straordinario e la revisione della governance dell’INPS, assicurando una netta ripartizione dei compiti tra i diversi organi e un governo collegiale dell’Ente, con un Consiglio d’Amministrazione formato da chi abbia maturato esperienza in campo previdenziale e risulti realmente indipendente dal potere politico.

 

LIBERIAMO L’INPS

21 OTTOBRE 2016 SCIOPERO GENERALE

                                                                                                       USB Pubblico Impiego INPS

 

 

L'INPS, il presidente: la scelta del governo

La nomina, quasi due anni fa, di Tito Boeri alla testa dell’Istituto fu una decisione di Renzi sorprendente e opportuna. Oggi si tratta di capire se l’economista ha ancora la fiducia del premier e allora va sostenuto senza indugi nella sua azione. Oppure l’ha perduta e va sostituito. Magari spiegando perché.

di Ferruccio de Bortoli

La nomina, ormai quasi due anni fa, di Tito Boeri alla testa dell’Inps fu una scelta di Renzi sorprendente e opportuna. Sorprendente perché l’economista milanese non fa parte di alcun cerchio magico. Opportuna perché è persona libera e preparata. Conosce in profondità il tema. Non si disinteressa, come altri prima di lui, delle dinamiche future della previdenza. Il limite è forse nel carattere, per usare un eufemismo, un po’ spigoloso.

Boeri ha ereditato una situazione a dir poco difficile: la fusione a freddo tra Inps, Inpdap (dipendenti pubblici) ed Enpals (lavoratori spettacolo e sportivi) che si è risolta per ora in una mera sommatoria delle posizioni apicali. Nessuna economia di scala. Differenti sistemi di calcolo delle pensioni. Liquidazioni e ricongiunzioni più lente. Boeri ha proposto di ridurre le direzioni da 48 a 36. Lasciandone però 14 a Roma (da 33) e 22 (da 15) sparse per l’Italia. Un risparmio che contribuirebbe ad aprire le porte all’assunzione di 900 giovani laureati. Verrebbe inoltre cambiato il criterio di selezione dei dirigenti (con una commissione esterna di valutazione indipendente) e tolto il potere lottizzatorio dei sindacati. E qui si sono aperte le cateratte, descritte bene da un articolo sul Corriere di Enrico Marro. Boeri è un ottimo economista ma l’arte della mediazione e del consenso gli è sconosciuta.

Il direttore generale Massimo Cioffi, peraltro portato dallo stesso Boeri, interrompendo una prassi di promozioni interne, è stato al centro di un curioso caso. Dopo aver appreso di essere indagato per abuso d’ufficio, si è autosospeso. Poi, appena presentata la sua memoria difensiva, ha sospeso l’autosospensione. Cioffi, che viene dall’Enel con un contenzioso con l’istituto non dichiarato subito, ha un’idea organizzativa diversa. Il Consiglio di indirizzo e vigilanza, formato da rappresentanti delle imprese e del sindacato, si è messo di traverso. Minaccia di ricorrere al Tar. Anche il collegio sindacale, ugualmente politicizzato, è contrario. Unica nota, parzialmente positiva, il parere sul piano di riorganizzazione della tecnostruttura della Funzione pubblica.

E il governo? Silenzio. Nessun atto, nemmeno una telefonata. Boeri forse paga nei confronti dell’esecutivo la sua libertà di pensiero. E qualche irritazione per le sue dichiarazioni quasi da ministro ombra del Lavoro. È favorevole a una certa flessibilità in uscita ma teme l’aumento in prospettiva della spesa pensionistica, non condivide l’estensione della no tax area. La corresponsione della quattordicesima senza limiti – anche per esempio al marito di una manager benestante – lo lascia perplesso. L’enfasi su equità, vitalizi e privilegi non ha mancato di sollevare polemiche, a volte giustificate.

La riforma della governance Inps – che toglie poteri allo stesso presidente – è un passaggio qualificante e necessario, non solo per l’istituto. È il banco di prova della riforma Madia sulla dirigenza pubblica. La dimostrazione che burocrati e sindacalisti non hanno un potere assoluto sulla gestione delle pensioni degli italiani. La cartina di tornasole della volontà riformatrice del governo. I casi sono due. O Boeri ha ancora la fiducia di Renzi e allora va sostenuto senza indugi nella sua azione di rottura di vecchi equilibri e inefficienze. Oppure l’ha perduta e va sostituito. Magari spiegando perché.

CORRIERE DELLA SERA - 23settembre 2016

 

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INPS, duello tra Boeri e Cioffi
Consiglio di vigilanza ricorre al Tar

Lo scontro riguarda l’assetto di potere e la riorganizzazione targata Boeri, che fa decadere entro l’anno tutti gli incarichi da ri assegnare dopo una selezione

di Enrico Marro

Caos ai vertici dell’Inps. Il presidente, Tito Boeri, e il direttore generale, Massimo Cioffi, si fanno la guerra. Lo scontro riguarda l’assetto di potere e coinvolge anche il Consiglio di indirizzo e vigilanza, composto da rappresentanti dei sindacati e delle imprese, e il collegio dei sindaci. Tutti contrari alla riorganizzazione portata avanti da Boeri, accusato in sostanza di volersi arrogare poteri che le norme assegnano al direttore generale e al Civ. Della questione sono stati investiti i ministeri vigilanti (Lavoro ed Economia). Il Civ, inoltre, con una decisione senza precedenti, ricorrerà al Tar per chiedere l’annullamento del «Regolamento di organizzazione» varato dal presidente. A complicare la situazione è lo stato di fibrillazione di tutta la dirigenza Inps che, secondo la riorganizzazione targata Boeri, vedrebbe entro l’anno decadere tutti gli incarichi, che poi verrebbero riassegnati dopo una selezione delle candidature affidata a una commissione di tre esperti esterni appena nominata dallo stesso Boeri, anche qui in dissenso da Cioffi. Si rischia un contenzioso diffuso mentre secondo diversi dirigenti, membri del Civ e del collegio dei sindaci c’è un preoccupante calo delle performance dell’istituto. Parliamo di un ente che, dopo l’unificazione con Inpdap ed Enpals, gestisce le pensioni e le prestazioni assistenziali di tutti gli italiani e che ogni anno amministra spese superiori a 400 miliardi di euro (un quarto del prodotto interno lordo) e ha 29mila dipendenti.

Ma come si è arrivati a questo punto? Boeri, 58 anni, economista della Bocconi, diventa il 24 gennaio 2014 presidente dell’Inps, per volontà di Matteo Renzi, che gli affida il compito di rilanciare l’ente. Boeri sceglie, nel febbraio 2015, un direttore generale esterno, Massimo Cioffi, 55 anni, già responsabile del personale in Enel. I due lavorano senza problemi per un anno e mettono a punto «in pieno accordo» la riorganizzazione interna, che lo stesso Cioffi annuncia al Corriere il 23 gennaio 2016. Uno shock per i 48 direttori e i 450 dirigenti. Cioffi spiega che il piano ridurrà a 10 i direttori centrali «a mio riporto» mentre per tutti scatterà il ricambio: basta con i dirigenti a vita.

Passano però tre settimane e, il 17 febbraio, lo stesso Cioffi è costretto, sempre «in pieno accordo con il presidente», ad autosospendersi perché indagato dalla procura di Nocera per abuso d’ufficio nell’ambito di una vecchia ispezione Inps in Enel che aveva portato l’istituto a contestare mancati versamenti di contributi per 40 milioni di euro da parte del gruppo elettrico nel quale Cioffi era stato appunto capo del personale. Non c’era solo l’indagine a consigliare l’uscita dall’Inps, ma anche il palese conflitto d’interessi. Tanto è vero che tutti, a partire da Boeri, avevano interpretato l’autosospensione come l’anticamera delle dimissioni. Invece, passa meno di un mese e mezzo e, alla fine dello scorso marzo, Cioffi rientra nel suo ufficio. Da quel momento il rapporto con Boeri si rompe.

Il 30 giugno Boeri, con una sua Determinazione (la numero 89), vara un Regolamento di organizzazione che modifica l’assetto dei poteri interni, su diversi punti in modo difforme dalla proposta del direttore, in particolare prevedendo una posizione di supremazia del presidente nella scelta e gestione dei dirigenti. Su questo punto e su altri il Regolamento viene dichiarato illegittimo dal collegio dei sindaci in un «parere negativo» del 5 luglio. Il 27 luglio il Civ va oltre e all’unanimità chiede a Boeri di ritirare il provvedimento, minacciando in caso contrario il ricorso al Tar. Che è stato deciso proprio pochi giorni fa.

Ma Boeri va avanti. Il 28 luglio vara l’«Ordinamento delle Funzioni centrali e territoriali», che prevede, «entro il 31 dicembre 2016», la decadenza di tutti i dirigenti e l’apertura delle procedure di selezione per i nuovi incarichi. L’8 settembre il presidente nomina la commissione di tre esperti che dovrà esaminare le candidature e selezionare le rose di nomi da proporre per ciascun incarico. Cioffi avrebbe dovuto indicare uno dei tre esperti ma ha rinunciato e quindi tutti sono stati scelti da Boeri. Si tratta di Bruno Dente (Politecnico di Milano); Gianfranco D’Alessio (Roma tre) e Silvia Giannini, economista, già vicesindaco di Bologna. I malumori aumentano. Il segretario dei pensionati Cgil, Ivan Pedretti, definisce Boeri «inadatto a ricoprire questo ruolo». Infastidiscono il sindacato anche le ultime bordate dell’economista contro le ipotesi che Cgil, Cisl e Uil stanno discutendo col governo, dall’Ape (anticipo pensionistico) alla quattordicesima per le pensioni basse. Boeri, del resto, da molto tempo rappresenta una spina nel fianco del governo, continuamente criticato perché non accoglie le proposte dello stesso presidente dell’Inps in materia di pensioni e assistenza (dal ricalcolo contributivo al contrasto della povertà). Più d’uno, nel palazzone Inps dell’Eur, riservatamente, dice: «Se continua così si va dritti al commissariamento». Boeri ritiene indispensabile la riorganizzazione interna, rivendica il suo ruolo e ha messo in conto le resistenze dei dirigenti più refrattari ai cambiamenti. Di certo, anche il governo è responsabile della situazione, perché la riforma della governance, annunciata fin dal caso Mastrapasqua (2014), non è stata ancora fatta.

CORRIERE DELLA SERA - 19 settembre 2016