LODI: DIVIDE ET IMPERA

NON E’ QUESTA LA STRADA PER GOVERNARE LA SEDE

Lodi -

Alla fine, la direttrice della sede di Lodi ha imboccato la strada della repressione: ha comminato al delegato sindacale RSU un provvedimento disciplinare per aver svolto il suo lavoro di rappresentante dei lavoratori. E’ come se un dipendente fosse punito per aver assolto bene ai propri doveri. Un’assurdità, forse ispirata alla concezione che occuparsi di sindacato è una colpa.

 

Infatti nelle motivazioni del provvedimento la direttrice scrive - “Tenuto conto dell’assenza di qualsivoglia forma di ravvedimento da parte del dipendente” – E di quale macchia o colpa il delegato RSU si dovrebbe pentire?

 

Il dettato costituzionale prevede che l’attività sindacale sia esercitata liberamente, senza supervisioni e direttive della controparte: allora, cosa significa affermare, come fa la dottoressa Lago, che “gli addebiti rimangono confermati anche nelle loro conseguenze in termini di turbativa alla serenità dell’ambiente lavorativo”? In cosa consiste questa turbativa? Casomai avviene proprio il contrario: la volontà persecutoria della direttrice contro il delegato, e il modo di dirigere la sede, con scelte imposte in maniera “autoritaria” senza nessun confronto con i lavoratori ma con arrogante rigidità, questi sono elementi che turbano l’ambiente di lavoro!

 

Invece, confusa tra perenni spirali di fumo, questo sì antiregolamentare e fuorilegge in posti pubblici come sono gli uffici della Sede, la dottoressa Lago commina punizioni senza vedere la trave che è nel suo occhio. Se c’è chi viola i regolamenti, questi è la direttrice, che sprezzante dei divieti si accende l’ennesima sigaretta incurante delle norme antifumo e del rispetto per l’interlocutore presente nel suo ufficio di dirigente pubblico.

Se, come dicevano i latini, exemplum docet, l’esempio insegna, allora siamo davanti a un evidente caso di sdoppiamento: fate quel che dico, ma non fate quel che faccio.

Eppure, bisogna alzare lo sguardo e capire che questi atteggiamenti non sono soltanto nei confronti del delegato, ma costituiscono il tentativo di governare manu militari la Sede, poiché probabilmente non si è capaci di considerare i lavoratori per quel che sono: persone che hanno sì dei doveri, che assolvono in maniera generalmente inoppugnabile, ma anche dei diritti, che debbono essere rispettati. E che costituiscono una comunità di lavoro, con la quale ci si deve mettere in rapporto valorizzandone le potenzialità, operando in modo che “si faccia gruppo”. Invece, pare che la direttrice preferisca il conflitto e il divide et impera (come quando redarguisce pesantemente i colleghi davanti ad utenti stupefatti da tanto irrispettoso “livore” nei confronti dei lavoratori). Per questo considera il sindacato, come rappresentanza collettiva, un ostacolo al suo progetto di gestione autonoma sottratta al confronto e alla partecipazione sindacale (a quasi due anni dal suo insediamento non ha ancora convocato le OO.SS. per discutere dell’andamento produttivo della sede).

Noi preferiremmo, a questa situazione autoritaria, un rapporto costruttivo (e quindi non repressivo), una condivisione discussa e partecipata attorno ai gravi problemi che la Sede è chiamata ad affrontare tutti i giorni.

Su questa strada, l’annullamento della sanzione disciplinare al delegato RSU è il primo imprescindibile passo.

 

Altrimenti la dottoressa Lago ne faccia uno lei: chieda il trasferimento.

 

Le motivazioni sono lampanti: siamo davanti ad una direttrice che non sa intrattenere rapporti corretti con i suoi dipendenti, che sposta ogni questione sul piano dei conflitti personali, utilizzando strumenti come l’organizzazione del lavoro, la produttività, le ferie, la banca del tempo ecc.

 

Questa sostanziale debolezza porta la direttrice a determinare una vera e propria incompatibilità ambientale, creata non certo dai lavoratori: quando a protestare per i comportamenti del direttore sono la larga maggioranza, significa che la responsabilità è di chi suscita queste reazioni diffuse. Il tentativo di colpire il rappresentante sindacale, volendo con questo intimidire tutti, è un’ulteriore dimostrazione di inadeguatezza e difficoltà relazionale grave.

 

I lavoratori riuniti dalla RSU di sede nella partecipatissima e “animata” assemblea di oggi, hanno ribadito che l’attuale direzione delle Sede non è ritenuta adeguata al compito assegnatole. Questo modo di dirigere divide e crea sconcerto organizzativo, con ripercussioni a volte anche drammatiche sulla serenità ambientale e sulla salute ... (come da documento assemblea dei lavoratori del 28.6.2015)

 

Se la direttrice non è in grado di gestire adeguatamente la Sede chieda il trasferimento, o sia rimossa dall’incarico.

 

Lodi 30.11.2015

 

RSU INPS di Lodi

 

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