LO STATO DELL'ARTE

Comunicato n. 17/10

Roma -

 

Quello che sinceramente lascia di stucco, 3 mesi dopo l’inizio della sperimentazione a Frosinone non è tanto il gran caos organizzativo prodotto nella sede a tutti i livelli, né le inevitabili ma comunque prevedibili ripercussioni abbattutesi sull’utenza e sulle varie associazioni di categoria, quanto l’assoluta mancanza di chiarezza degli obiettivi.

Insomma, si continua a navigare a vista. E poiché le finalità ancora oggi non risultano trasparenti, è ovvio manchi di conseguenza la benché minima strategia organizzativa. Se a ciò aggiungiamo le due colossali prese in giro riguardanti, da una parte, il cosiddetto “piano di formazione” (arenatosi ben presto nonostante le reiterate promesse ribadite pubblicamente) e dall’altra, quello ancora fantomatico sullo “smaltimento dell’arretrato” (ritenuto dalla stessa tecnostruttura prioritario e indispensabile) il quadro è completo.

L’ennesimo movimento massiccio di personale, decretato una settimana fa in via Borsi, non è che un aspetto, sebbene non marginale, della filosofia che oggi sottende l’intera impalcatura. Di fatto, se bisogna diventare come la “Johnson e Johnson” perché questo è stato deciso a monte, non ci saranno anomalie, crisi e disfunzioni che tengano. E pure lo stato di evidente malessere dei colleghi sarà considerato nella migliore delle ipotesi solo un effetto collaterale. Mentre il personale è invece il motore di ogni innovazione.

Per quanto poi concerne il rapporto di lavoro riguardante i funzionari già titolari in via temporanea di posizioni organizzative (prorogato fino al 30 settembre), esso può dirsi di fatto già trasformato, perché tutto viene adesso stabilito senza alcuna condivisione. La recente attribuzione degli incarichi prefigura insomma future funzioni manageriali, mentre l’intenzione, peraltro non più malcelata, dell’amministrazione a livello centrale resta quella di far proseguire comunque tale processo di riorganizzazione in “logica di gestione di progetto” (vedi in proposito la circolare n. 63 dell’ 11 maggio).   

Eppure tornare indietro e ammettere i propri errori sarebbe forse la cosa più saggia, anziché ostinarsi nel considerare ineluttabile tutto ciò, accettando supinamente ogni diktat e ritenendo, secondo noi erroneamente, di non essere in grado di contrastarlo.

Lo stesso direttore di Frosinone ha sicuramente commesso a suo tempo un clamoroso errore di sottovalutazione che ha di fatto sospinto la sede nel baratro in cui si trova, ma ciò che maggiormente in questa scarna analisi ci conforta è accaduto pochi giorni fa al Forum della Pubblica Amministrazione quando, al termine dell’ennesimo convegno sul futuro degli enti previdenziali ed in relazione al processo di riorganizzazione in atto, la valutazione di alcuni manager è stata in modo lapidario così riassunta “Tutto quello che oggi propongono (o impongono? ndr) a voi, è miseramente fallito 20 anni fa nel privato”.

 

 

Coordinamento regionale  RdB INPS Lazio    

 

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