SULL'ORLO DEL BARATRO

Comunicato n. 11/10

Roma -

 

Dunque il ministro Sacconi ha recentemente confermato la sua intenzione a presentare in Parlamento un progetto di legge di riforma degli ammortizzatori sociali, contenente 2 sostanziali novità, già preannunciate dal Sole 24 Ore, riguardanti il futuro del nostro Istituto: togliere del tutto la gestione della cassa integrazione all'INPS per affidarla agli enti bilaterali ed  estendere, in maniera peraltro poco chiara e ancora da definire, l'indennità di disoccupazione alla generalità dei lavoratori, affidandone la gestione agli enti locali (molto probabilmente le regioni), basandosi sui contributi versati.

Prima di procedere, sarà utile rammentare che gli enti bilaterali sono degli organismi paritetici costituiti da rappresentanti delle aziende e dei sindacati concertativi, la cui funzione, dapprima sussidiaria nel campo della protezione sociale, diventerebbe adesso sostitutiva rispetto all'intervento pubblico.

Ci troviamo, perciò, di fronte ad un colossale progetto di privatizzazione dello stato sociale, con una conseguente riduzione del ruolo svolto dall'Istituto che, mentre da una parte perderà pezzi sempre più consistenti nella gestione degli ammortizzatori sociali, dall'altra subirà una inesorabile trasformazione da ente previdenziale ad ente puramente assistenziale, in pratica un erogatore di elemosine. Le pensioni, infatti, saranno più misere delle attuali, per effetto dell’introduzione del sistema di calcolo contributivo, prima in forma mista e poi totale.

E' veramente sorprendente come, nel pieno di una grave crisi economica e finanziaria, provocata da un sistema di mercato regolato unicamente dall'elemento speculativo e dal profitto (che ha fatto delle privatizzazioni in genere un aberrante strumento di arricchimento a beneficio di pochi), si voglia pervicacemente ripercorrere nel nostro Paese la stessa identica strada fallimentare anche nel campo dello stato sociale.

Appena il caso di rammentare che, perfino negli USA regno incontrastato del liberismo economico più sfrenato, si è dovuto prendere finalmente atto di un sistema sanitario riservato solo ai cittadini in possesso di una assicurazione privata, tanto da proporre e poi far approvare recentemente una riforma già passata alla storia, che tenta ora di porre coraggiosamente rimedio ai guasti del sistema privatistico di tutela della salute. In Italia, invece, i profeti del liberismo economico a scoppio ritardato vanno in tutta altra direzione, perseguendo una politica miope e di corto respiro, che accrescerà di fatto ulteriormente le persistenti disuguaglianze sociali. Insomma avanti coi paraocchi. Ciò premesso, risultano sicuramente più chiare la prospettiva entro la quale si colloca il piano di “riorganizzazione” interna delle Sedi INPS (che diventa perciò propedeutico alla privatizzazione del welfare che ha in mente il Governo) e la ragione per la quale i vertici dell'amministrazione pretendono di realizzare tutto ciò senza sentire ragioni  ed in tempi relativamente brevi. Frantumando ogni regola e scavalcando il Sindacato. Quel che è recentemente accaduto con la emanazione a tappeto di più determinazioni unilaterali aventi tutte ad oggetto la riorganizzazione e in assenza del tavolo nazionale (la cui convocazione era stata pure espressamente prevista), la dice lunga al riguardo. Si profila peraltro all'orizzonte un clamoroso conflitto di interessi per i confederali, che da una parte dovranno in qualche modo gestire le vertenze contro i licenziamenti o i ricorsi un po’ troppo “allegri” alla CIG e dall'altra saranno chiamati contestualmente a erogare proprio tali prestazioni, che almeno in teoria dovrebbero invece contrastare nell'interesse dei lavoratori. Come programma veramente non c'è male. Allettante.

Anche perché il sistema privatistico che si vuole instaurare prevede oggi la gestione di oltre 24 miliardi di contributi all’anno, che l’Istituto complessivamente raccoglie in un solo Fondo Prestazioni da tutte le categorie, nelle mani dei confederali e delle imprese.

Ci sarebbe anche da chiedersi, nel merito, la sorte del principio solidaristico. Insomma, se i lavoratori delle imprese di pulizia, ad esempio, continueranno a versare i contributi nello stesso fondo dei bancari. Ma questo nel progetto di legge sembra un optional.

La filosofia della complicità, più volte teorizzata dal ministro Sacconi, prima abbozzata nel libro verde e poi definita nel libro bianco, prevede insomma che lo Stato non debba più garantire tutele in alcun modo, ma semplicemente ritirarsi, lasciando campo libero e al singolo la “scelta” tra offerta pubblica e offerta privata.

Tutto ciò, mentre i lavoratori salgono sui tetti per cercare di difendere il loro posto di lavoro, i redditi (si fa per dire) vengono dimezzati, le famiglie italiane spendono (dati ISTAT alla mano) 2.970 euro in più in tasse e il PIL diminuisce del 5,2%. Surreale.

A corredo di questo scenario, rappresentato per sommi capi ma utile a fare chiarezza sulla situazione del Paese, dobbiamo ancora una volta registrare il totale asservimento dei vertici dell’amministrazione alle scelte di politica economica e sociale del Governo. Basta andare a rileggersi i comunicati ufficiali, per fortuna sporadici, del commissario, in cui non solo ci si vanta degli “strabilianti risultati ottenuti” nel corso del 2009 dall’Istituto (produttività aumentata quasi del 10% con un organico ridotto del 5%), ma si supportano a piè sospinto i vari diktat del Governo.    

Dello stesso tenore le ultime esilaranti affermazioni del commissario: “Non è vero che non ci sono più lavori da fare” oppure “I giovani dovrebbero rimboccarsi le maniche”! Affermazioni di una superficialità e di una gratuità inaudite, specie se si considera che nel corso dell’ultimo trimestre la disoccupazione giovanile è aumentata “solo” del 28%.

E’ questo asservimento, che prima semplicemente sviliva il ruolo istituzionale dell'Ente, ad aver portato ora l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale sull'orlo del baratro.      

 

 

 

Coordinamento Regionale RdB INPS Lazio

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